36° MARCIALONGA: VITTORIA AHRLIN E PEDERSEN

Da il 25 gennaio 2009

Marcialonga(1) 36° MARCIALONGA: VITTORIA AHRLIN E PEDERSENLa maratona dello sci nordico: 6000 partenti da tutto il mondo, 13 paesi attraversati
Campioni che il giorno prima hanno corso in Coppa e 80enni. Tutti assieme “appassionatamente”.

Lo svedese Jerry Ahrlin ha vinto la 36/a Marcialonga di Fiemme e Fassa, disputata sul percorso di 70 km da Moena a Cavalese. In 2 ore 56 minuti e 52 secondi Ahrlin ha preceduto il norvegese Jorgen Aukland (2 ore 57′ e 01″) e lo svedese Daniel Tynell (2 ore 57′ e 06″). In campo femminile successo della norvegese Hilde Pedersen (3h22’58”) davanti alle svedesi Jenny Hansson (3 ore 23′ e 17″) e Nina Lintzen (3 ore 31′ e 26″). (Nic. Api) (25/01/2009) (Spr)

pp marcialonga31 36° MARCIALONGA: VITTORIA AHRLIN E PEDERSENMarcialonga, la gara dei “bisonti”
che si può perdere per una pipì
dal nostro inviato ALBERTO CUSTODERO
 
La Marcialonga si può perdere per una pipì. E’ quello che è successo al candidato al podio Marco Cattaneo, leader della Coppa del Mondo delle lunghe distanze e atleta delle Fiamme oro. Oggi, non ha potuto non fermarsi per quella maledetta pipì. E gli scandinavi gli sono andati via. E arrivato “solo” quarto, dietro a Jerry Ahrlin (primo, svedese), Joergen Aukland, norvegese, e Daniel Tynell (svedese). Prima delle donne, che ha vinto per la seconda volta la 70 chilometri a 43 anni (impresa rara), è stata Hilde Pedersen, il naso insanguinato a causa di un colpo di bastoncino: sulla salita di Cascata ha scelto di fermarsi e sciolinare, al contrario di Jenny Hansson, che ha preferito salire di braccia. Ha pagato lo sforzo, è arrivata seconda.

Si spinge più con le braccia che con le gambe, ma se la schiena ti regge, i 70 chilometri della Marcialonga te li voli. E l’unica gara al mondo che attraversa 13 comuni con un dislivello di mille metri, taglia due valli, è diretta da una donna (Gloria Trettel), ha un fatturato complessivo di 4 milioni di euro, assolda 1200 volontari. E si snoda lungo un anello quest’anno magnificamente innevato che ha come cornice da una parte i monti “Pallidi” della Val di Fassa (un’area dove si parla ancora ladino), dall’altra il massiccio della Marmolada. La Marcialonga è la prova scientifica che lo sci di fondo, passo alternato, è uno sport per tutti. Per Ferruccio Buzzi, 85 anni, che copre i 70 mila metri in una decina di ore. E per gente come Anders Aukland che ieri era in Estonia per la Coppa del mondo di Otepaeae. E oggi in Val di Fiemme per non perdersi la regina del gran fondo italiano. E accontentarsi di un tredicesimo posto.

In mezzo, ci sono seimila “bisonti” che arrivano da 30 nazioni diverse. Sono loro l’altra faccia della Marcialonga. Ci sono quelli coi copricapo a corna, quelli coi baffi ghiacciati e altri coi visi insanguinati dalle racchettate, quelli con le smorfie di dolore per i crampi alle braccia, alla schiena, alle gambe, ma che non mollano. E poi quelli che con i campanacci fanno il tifo. A farla da padroni sono gli scandinavi, più di 2700 fra norvegesi e svedesi, compresi rappresentanti del popolo Sami, quello delle renne. Ma gli stranieri, in tutto, sono 3900. Quest’anno c’è stato un boom di donne: 1032, mai viste così tante. Sono loro, questi seimila bisonti, i veri protagonisti della gran sfilata del fondo in tecnica classica che si corre nella patria di Franco Nones, il primo italiano, nel ’68 (a Grenoble), a scippare per poco meno di un minuto ai fuoriclasse scandinavi una medaglia d’oro olimpica.

Lo seguiranno altri due fiemmesi e fassani, Giorgio Vanzetta e Cristian Zorzi. “Non è un caso – osserva il presidente della Marcialonga Alfredo Weiss – che in queste due valli il fondo vanti questi primati: una volta da queste parti gli sci di fondo erano l’unico mezzo di locomozione, la gente li usava per spostarsi, per andare a caccia, per tagliare la legna, per i commerci. La tradizione s’è poi evoluta nell’attività agonistica”.

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