Alessandro Degasperi, fantastico oro all’Ironman Lanzarote 2015

Da il 4 giugno 2015
alessandro degasperi lanzarote

Alessandro Degasperi vince l’Ironman Lanzarote grazie a una rimonta che resterà per sempre negli annali e al rientro dopo l’operazione alla spalla avvenuta nel mese di gennaio e il relativo periodo di convalescenza.

IL “DEGA” RACCONTA IL SUO FANTASTICO IRONMAN LANZAROTE 2015

Tanto lavoro, tanti sacrifici, tante persone, tante relazioni, rapporti, e sicuramente mi dimenticherò qualcosa o qualcuno…
Quello che significasse per me questa gara lo sanno diverse persone, chi mi ha un po’ seguito, più o meno da vicino, sa cosa è stata la scorsa stagione e questo inizio anno per me: avere un incidente che ti fa finire a metà una stagione iniziata già in salita, con unico sprazzo (che in realtà mi ha dato fiducia e speranze) l’Ironman Germany a Francoforte, e poi subire un intervento chirurgico alla spalla in gennaio non è facile da metabolizzare per un atleta di 34 anni…
E qui devo veramente ringraziare innanzitutto la mia famiglia ed in particolare mia moglie Federica che davvero mi ha sopportato (e sono il primo ad ammettere che non è facile) in un periodo molto delicato, oltre che poi supportato in tutta la fase di recupero; e mio figlio Luca, a cui sicuramente non riesco a dedicare tutto il tempo che vorrei e che vorrebbe…
E poi il mio coach Alberto Bucci, che ha sempre creduto in me e mi ha sempre aiutato a trovare quelle motivazioni, quei progetti, quei traguardi che ti permettono di guardare avanti e di non mollare.

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Voglio anche ringraziare gli amici/colleghi/compagni del CUS Trento e Uni Team Trento, anche loro sempre presenti, e con cui ho condiviso delle belle esperienze (anche come tecnico) durante il periodo di inattività, che mi hanno “distratto” dai miei problemi, ma anche dato la possibilità di fare delle esperienze diverse, che sicuramente torneranno utili per il futuro…
Grazie Gianluca Tasin, Alessandro Pontalti, Diego Pozzatti… Un grazie anche a tutti i ragazzi del Progetto Uniteam, con cui ho condiviso i miei primi allenamenti di qualità di corsa dopo la fase di ripresa, con in testa Andrea Pederzolli, che nel frattempo si è anche laureato e ieri ha festeggiato il suo compleanno (questo risultato mi piacerebbe possa essere un esempio per tutti voi di quanto conta la volontà e la testa… non solo il talento!).
Assolutamente voglio ringraziare anche gli altri due miei soci di Sport Time, Ivan Risti Daniele Moraglia (Alberto lo ho già citato), anche loro ci hanno sempre creduto e con loro stiamo affrontando un’attività per niente facile, che fin’ora ci ha richiesto molti sacrifici, ma che spero ci porterà lontano. Perché in Italia, di solo triathlon, non si campa, o per lo meno, una volta finita la carriera agonistica, si riparte da zero o quasi.

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Ovviamente non posso tralasciare i miei genitori, che ci sono sempre nel momento del bisogno, grazie!
E un doveroso grazie va anche ai miei sponsor, con molti dei quali, nel corso anni, si stanno creando dei rapporti particolari e molto belli. A loro sarà dedicato un post particolare, mentre questo lo definirei molto più emozionale. Non me ne vorranno!
Fin qui, se vogliamo, ho parlato molto più del discorso umano che non di quello sportivo.
Su quello vi ho aggiornato postando parecchi dei miei allenamenti durante questi ultimi mesi, ho fatto alcune gare di avvicinamento, ma soprattutto sono riuscito, una volta avuto il via libera per ricominciare ad allenarmi seriamente, a non farmi prendere da troppa ansia, non voler forzare troppo i tempi del recupero e quindi a non avere ulteriori infortuni e riuscire quindi, con una progressione sia nei volumi che nelle intensità, a fare una preparazione mirata e focalizzata per questa gara… che ho sempre avuto davanti a me come l’Obiettivo!

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Ho scelto l’IM Lanzarote per tanti motivi: innanzitutto poteva essere il primo Ironman in calendario che sarei riuscito a preparare bene a livello di tempi (3 mesi di preparazione pensavo potessero essere sufficienti, anche se quasi al limite…) e poi perchè questa è una gara vera, dove anche se prendi 3, 4, 5 minuti a nuoto, la gara non è finita; dove la scia non esiste perchè non può esistere (e specialmente quest’anno); dove devi dosare le forze fino all’ultimo metro (perchè 9 ore di gara non sono 8); dove devi pedalare anche in discesa; dove se hai una crisi puoi non arrivare in fondo; dove se non sei lucido fino alla fine non potrai ottenere quello per cui hai lottato e sofferto.
Il mio obiettivo non era quello di vincere, perchè quello non puoi mai saperlo, non puoi controllarlo e non dipende da te, ma era quello di fare la mia gara senza errori, fare quello per cui mi sono preparato e dimostrare innanzitutto a me stesso il mio valore. Il mio obiettivo era scendere sotto le 9 ore in questo Ironman e, nonostante le condizioni particolarmente impegnative, ce l’ho fatta!

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Non mi sono fatto prendere dalla foga nel nuoto, cercando di contenere lo svantaggio; ho fatto una bici regolare, combattendo per le prime due ore con delle gambe che non rispondevano completamente a quello che la testa gli diceva, incassando diversi minuti nella prima parte di gara. Però dal 120° km in poi, quando davvero inizia la gara (mi permetto di dirlo dalla mia scarsissima esperienza), sono riuscito a mantenere un buon passo, guadagnando posizioni, e ho cominciato a rosicchiare qualcosina dalla testa della gara con il morale che saliva.
Sono sceso dalla bici terzo, con 9′ minuti dal primo e 6′ dal secondo, ma non mi sono demoralizzato, perchè sapevo che di corsa avevo una condizione eccezionale, forse la migliore degli ultimi anni e sicuramente la migliore di sempre per correre una maratona.
Sono partito comunque cauto, memore dell’esperienza di Francoforte dello scorso anno, controllando passo e frequenza cardiaca costantemente, ascoltando le mie gambe e le mie sensazioni, conscio che la maratona finisce al 42° km, e non prima, e che in mezzo possono succedere molte cose.
Dopo metà gara ho camminato ai ristori per riuscire ad idratarmi ed alimentarmi correttamente, perchè quei 10″ persi possono essere minuti guadagnati alla fine, e così è stato. Il mio obiettivo erano le 2 ore e 50, sapevo che era un tempo alla mia portata, durante la gara facevo i miei conti, 10″ al km e potevo giocarmela. Ma guai a farsi prendere dalla foga!
Quando negli ultimi 6-7 km ho visto che stavo guadagnando molto di più rispetto ai chilometri precedenti, ho capito che avrei potuto farcela, ma ho continuato col mio passo. E anche una volta passato in testa ai ristori mi sono fermato lo stesso, non potevo sbagliare, non ora!
E così ce l’ho fatta, ed ho le lacrime agli occhi ancora adesso a scriverlo!

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