Avvisi parrocchiali 28.8/4.9

Da il 27 agosto 2016
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Giovedì ha inizio la Scuola dell’Infanzia con le modalità esposte all’albo della scuola stessa

Giovedì, in preparazione al primo venerdì del mese, dalle ore 22.00 alle ore 23.00 ci sarà la celebrazione dell’ora del Getsemani con la S. Messa e l’Adorazione silenziosa

Venerdì, primo venerdì del mese, adorazione continua, personale e volontaria qui in chiesa dalle 15.00 alle 18.00 con l’esposizione eucaristica, l’ora della misericordia con la recita della coroncina dalle 15.00 alle 16.00 e adorazione; ad ore 18.00 S. Messa conclusiva con solenne benedizione

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Parliamo di..

Elaborazione del lutto

Le reazioni al lutto sono sempre personali e soggettive perchè dipendono da diversi fattori, possono pertanto durare un tempo molto variabile a seconda del tipo di perdita, del legame con il defunto e del modo personale che chi sopravvive ha di affrontare la perdita.

Il motivo per cui le persone fuggono dall’elaborazione del lutto è spesso dettato dal non volere affrontare il dolore e il dispiacere, seppellendolo pertanto in qualche parte di se stessi e sperando che non sia più necessario farvi i conti.
Alcuni decidono di immergersi nel lavoro e negli impegni per cercare di dimenticare e non risentirne, altri si buttano sul cibo, droghe o alcool, altri ancora sul versante opposto fermano il tempo e santificano il defunto, costruendo un mausoleo nella sua vecchia camera da letto. Sono tutti comportamenti che, se reiterati eccessivamente, possono avere effetti negativi: l’elaborazione corretta del lutto è necessaria per l’equilibrio e la salute di ogni persona.

Siccome non è possibile frenare il dolore per troppo tempo è meglio affrontarlo, evitando a sé e agli altri le conseguenze spesso drammatiche della depressione, del muro del silenzio, degli incidenti, delle malattie che si moltiplicano quando ci si sente più deboli e negativi.

Vivere nel proprio dolore rifiutando di lasciare andare il passato al suo destino è una sorta di “culto fondato sull’afflizione” (si veda Marie Ireland, 2001) come se il dolore fosse un omaggio al morto, mentre è fondamentale immergersi nel dolore e risalirne la china gradualmente, meglio se in compagnia di qualcuno che possa testimoniare questo nostro processo e aiutarci in caso di bisogno.

Come dice Ancelin Schutzenberger, è in questo modo che “questa terribile malattia può permetterci di accettare la nostra natura imperfetta, offrendoci la possibilità di superare i nostri pregiudizi, di accettare gli altri e noi stessi come esseri fragili e soggetti all’errore, sviluppando così la nostra capacità di amore e di tolleranza”.

Elaborare il lutto implica il passaggio di alcune fasi che non necessariamente si succedono una all’altra, ma possono scavalcarsi e compiere anche andate e ritorni.Ispirandoci al lavoro della fondatrice della psicotanatologia, Elisabeth Kubler-Ross e a quello di Ancelin Schutzenberger, possiamo indicare alcune fasi dell’elaborazione.

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Shock e siderazione: la perdita brutale e improvvisa.
Rifiuto e diniego: “non è possibile, non ora… non io, non questo…”
Collera e ribellione: “spesso questi sentimenti si riversano su un capro espiatorio
Depressione o paura: “cosa sarà il mio futuro senza di lui/lei?”
Tristezza: tappa decisiva che va vissuta fino in fondo perché segna una svolta verso la risalita della china.
Accettazione: “è dura ma devo continuare a vivere meglio che posso”
Perdono: vuol dire allentare la presa dell’esigenza che il passato sia differente da quello che in realtà è stato. Se si è pieni di odio ci si avvelena il presente e non si può essere felici.
Ricerca del senso e rinascita: detta anche la ricerca del dono nascosto, “grazie al dolore ho potuto…”
Serenità e pace ritrovata: quando la persona vive (non sopravvive) il qui ed ora e riesce ad aderire ai progetti che le capitano.
E’ raro che si possa elaborare il lutto da soli perché per esprimere a pieno tute le proprie emozioni si ha bisogno di qualcuno, di essere ascoltati e compresi, accompagnati con empatia da una persona o gruppo che fungano da “contenitore”.
Non c’è età per elaborare il lutto ed è meglio farlo anche 20 o 30 anni dopo l’accadimento piuttosto che non farlo mai, trasformando quello che è un vincolo doloroso in una opportunità di crescita e maturazione personale.

Luca Mazzucchelli

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