Dal convegno sulle radici dell’autonomia della Valle di Fiemme

Da il 24 novembre 2008

logo mcf 2.thumbnail Dal convegno sulle radici dell’autonomia della Valle di Fiemme «Questo non è un appuntamento fine a se stesso, ma l’inizio di un percorso di eventi che ci aiuteranno a capire in profondità la storia della Magnifica Comunità di Fiemme, dall’epoca feudale a quella napoleonica, a quella dell’Impero Austro-Ungarico, fino al Fascismo ed ai nostri giorni. Una sfida non facile, anche perché gli argomenti sono poco conosciuti, ma che vogliamo affrontare alla ricerca della nostra identità e delle nostre radici». Così lo Scario Raffaele Zancanella ha aperto ieri mattina, nella sala (gremita) della Biblioteca a Cavalese, il convegno storico che ha consentito di ripercorrere alcuni momenti fondamentali del passato feudale, per capire più a fondo il significato ed il valore dell’autonomia valligiana ma anche trentina. Gli ha fatto eco infatti il presidente della Provincia di Trento Lorenzo Dellai , intervenuto assieme all’assessore provinciale Mauro Gilmozzi e all’assessore regionale Luigi Chiocchetti , per confermare come «questa riflessione, particolarmente importante dal punto di vista storico e giuridico, non si chiude qui, ma deve tradursi in un percorso di rivitalizzazione delle nostre conoscenze, che altrimenti rischiano di andare perdute». «Il recupero della memoria viva e consapevole del nostro passato – ha aggiunto il governatore – è un valore imprescindibile per una comunità. Oggi abbiamo il problema di coniugare in modo diverso l’attività e la dimensione delle istituzioni pubbliche con la vita della comunità. La nostra non è una autonomia tra le tante. Noi siamo un’altra cosa. Qui esiste una storia che ci ha portato ad avere una autonomia speciale, riconosciuta dallo Stato in forza di qualcosa che veniva prima». Dellai ha parlato anche di tre grandi sfide da portare avanti e che riguardano il rapporto tra un territorio ed i processi di globalizzazione, che impongono un recupero di identità, il rapporto tra cittadini ed istituzioni e quello tra cittadini e cittadini, «forse» ha sottolineato «il più importante di tutti. Abbiamo un patrimonio storico da non disperdere e tutti noi dobbiamo misurarci con queste sfide. Mi auguro – ha concluso -che la riflessione di oggi possa contare su alcuni luoghi nei quali sperimentare cose nuove in fatto di condivisione e di collaborazione. La val di Fiemme è uno di questi luoghi, dove il dialogo deve partire verso una forma nuova di sperimentazione istituzionale». Molti dei presenti hanno letto in queste parole l’apertura di un ragionamento che interessa la futura Comunità di Valle, che lo Scario, come è noto, vorrebbe far coincidere con la storica Comunità di Fiemme. Poi il via alle relazioni, coordinate dalla professoressa Luisa Antoniolli dell’Università di Trento. «Infeudazione e sovranità del Sacro Romano Impero secondo il diritto sassone» era l’argomento attorno al quale sono ruotati al mattino gli interventi di Christian Zendri , storico del diritto presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Trento, e di Hans Georg Hermann , docente di Diritti Civili presso l’Università di Monaco, e, nel pomeriggio, di Silke De La Rosèe , sempre dell’Università di Monaco, e Italo Giordani . Approfondimenti di carattere tecnico/giuridico, con significative riflessioni attorno al ruolo della Magnifica Comunità ed alla sua storica autonomia, inserita nell’autonomia del principato Vescovile di Trento, con il quale comunque non ha mai avuto rapporti di vassallaggio. «Il diritto feudale – ha ribadito tra l’altro Hermann – è l’asse portante del sistema medievale, ma il Principe Vescovo di Trento non ha mai avuto in val di Fiemme una funzione costitutiva del potere». E questo andrebbe a spiegare le origini del carattere orgoglioso ed indipendente della gente della valle.

MARIO FELICETTI

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