Diocesi di Trento Piano Pastorale 2009-2012

Da il 18 ottobre 2009

Presentazione SCHEDE all’Assemblea DiocesanaTrento – Auditorium Santa Chiara – 19 settembre 2009trento duomo Diocesi di Trento Piano Pastorale 2009 2012 

Piano pastorale 2009-2012 Schede 

 Don Renato Tamanini

Le schede sono 15. Voi avete il libretto dall’indice vi potete subito rendere conto delle tematiche e delle modalità (immigrati, giovani, separati, anziani, lontani, ecc…). Tutte hanno un titolo che presenta una realtà, una situazione concreta che di solito viene illustrata attraverso la presentazione di un caso personale che viene presentato con una certa ricchezza di particolari. Mi pare che questo è la prima scelta che va in linea con il tema di questo primo anno del Piano Pastorale che è ascoltare. L’intenzione è quella di lasciare da parte le opinioni, i discorsi comuni le frasi fatte e le frasi da esperto e invece il mettersi in ascolto di quella concreta realtà di entrare in sintonia. Ci possiamo chiedere: conosco casi di questo genere? Mi sono mai messo da questa parte ad guardare le cose? Che cosa mi sorprende di questa situazione? Non voglio cioè affrontare il tema o la realtà da esperto, da quello che è professore da quello che ha già risolto i problemi, ma da chi come Gesù con i discepoli di Emmaus, lascia che gli altri parlino. Da chi desidera che gli altri esprimano come loro stanno vivendo la loro situazione, la loro realtà. È l’attenzione a dare la parola alla storia e non agli storici. Non a quelli che pretendono cioè di aver già capito tutto ma di lasciare che sia ancora la storia e la vita che si racconta. Ed è questa la novità principale delle schede. La novità è che apre sulla vita e che il primo invitato a questo incontro di riflessione del Consiglio pastorale o del Gruppo della Parola o degli Animatori dei Catechisti, il primo invitato è
la vita. La vita però non nelle sue dimensioni generiche o generali, ma in un caso concreto specifico. Per cui se per esempio si parla dei giovani non è l’occasione per sfogarsi e dire tutto quello che di solito si dice sul mondo giovanile ma è l’occasione per chiederci cosa sappiamo di loro. Quante volte riesco a parlare con un giovane, a rendermi conto di quello che cerca, di quello che pensa, di quello che ha dentro. E che aspettative avrà un giovane, quali sono le sue preoccupazioni e le sue paure. Insomma cercare di entrare in sintonia e di guardali come li guarda Dio. E questo è il secondo passo che c’è in ogni scheda ed è quello dell’ascolto di un brano della Parola di Dio.

E anche qui si tratta di ascoltare. Il primo passo è quello di ascoltare la vita, la realtà i fatti. Il secondo passo è quello di ascoltare Dio. Allora questa parte anche deve essere vissuta nell’ascolto. Non si tratta anche qui di leggere e di mettere via in fretta le cose per passare poi alla dimensione operativa. Si tratta di vivere l’incontro con il Dio che parla e quindi secondo le modalità che ciascuno avrà trovato più utili più confacenti nella sua storia personale o pastorale. Ma il tempo dell’ascolto deve essere ampio e gradito anche nei confronti della Parola di Dio. Il terzo elemento che trovate nelle schede è “così si ragiona nella Chiesa”. Mi pare che anche questo è un aspetto significativo e interessante anche perché sotto questo capitolo non è stato messo sempre il documento ufficiale della Chiesa, ma è stata messa magari la lettera di un Vescovo ai suoi fedeli, o è stata messa l’opinione di un laico che lavora in un determinato settore. Non è soltanto la parola ufficiale, ma è dire che la Chiesa si interroga e si è interrogata su queste situazioni e ha espresso questa opinione questo atteggiamento questo tipo di sensibilità. Logico che si tratta di un brano, si tratta di una scelta che non dice tutto quello che si può dire su un determinato argomento. Mostra una lettura di una sensibilità che esiste, non che è ipotetica o che si potrebbe immaginare, che c’è e che fa parte dell’ampio mondo della Chiesa. C’è dentro questa realtà, c’è questo modo di affrontare le cose. La finalità non è quella di arrivare tutti a pensarla alla stessa maniera a dire tutti la stessa cosa, la finalità è quella di lasciarsi arricchire da un certo modo di guardare la realtà che è presente in questa Chiesa che si rifà a criteri appunto di tipo evangelico. A conclusione di queste tre tappe vengono posti degli interrogativi che pretendono di aiutare il confronto in gruppo e l’approfondimento della conoscenza di questa realtà. Naturalmente le domande possono essere cambiate, sostituite, tralasciate, arricchite, basta avere l’attenzione di lasciarsi provocare dalle riflessioni di reagire prendendo a cuore la situazione che ci è stata messa davanti. Vengono suggerite anche delle conclusioni operative. Siccome è il primo anno quello dell’ascolto io ritengo che le conclusioni operative debbano rimanere nell’ambito dell’ascolto ossia se ho ascoltato gli immigrati se quello è stato il tema allora le decisioni le prendo su come ascoltare, su come conoscere meglio a chi dare la parola come avvicinare, creare un centro di ascolto ecc… quindi sempre nell’ambito di questa prima caratteristica che è quella dell’ascolto.

Alcune considerazioni conclusive molto veloci.

Le schede sono 15 non è detto che debbano essere utilizzate tutte. Non è detto che debbano rimanere sempre queste in ogni comunità, questo è uno schema, è un esempio che può essere anche adoperato come modello, ma magari in una parrocchia c’è bisogno di un ascolto più attento dei bambini e quindi si costruisce una scheda su questo e si lavora molto di più su questo. Oppure in quella comunità c’è bisogno di un ascolto prolungato sulla realtà dell’emigrazione e quindi la scheda viene arricchita, si invitano altre persone, si ascoltano testimoni direttamente, insomma sono soltanto un varco che viene aperto dentro la modalità di intervento e di azione della Chiesa in questa dimensione dell’ascolto ma poi deve essere giostrata, utilizzata, manipolata, arricchita, costruita dalle singole comunità secondo dalle situazioni. Quello che mi pare importante e fondamentale è questa convinzione di fondo che è di tipo teologico spirituale ed è il fatto che sia quando ascoltiamo la Parola sia quando guardiamo in un certo modo la realtà per riconoscere la presenza l’azione di Dio noi siamo alla presenza del Dio della vita. Non è che noi siamo con il Signore soltanto quando ascoltiamo la parola di Dio. La nostra spiritualità il nostro modo di incontrare Dio ha bisogno della parola ma ha bisogno anche dei volti delle persone così come sono stati ricordati questa mattina. Ha bisogno dell’esperienza della Chiesa, del così si ragiona nella Chiesa, così hanno fatto altri o lo stanno facendo. Lo scambio tra di noi fra fratelli sulle stesse realtà sulle stesse tematiche siamo tutti uomini e donne che vanno alla ricerca di Dio, alla ricerca della sua Parola della sua Verità della sua Azione della sua Presenza incarnata nella storia e per questo hanno bisogno di aprire gli occhi e gli orecchi per riconoscere tutto ciò che il Signore sta realizzando sta facendo nella storia nella vita. Guardare i volti dei fratelli con rispetto con desiderio di conoscere senza la voglia di sentenziare è esercizio di spiritualità cristiana, è crescita nella fede, è conformarsi a Cristo, è espressione della carità. Le schede hanno anche un’altra caratteristica, se volte anche pedagogica, che è quella di spingere la Chiesa, la comunità cristiana a guardare fuori dalla propria porta, come ci è stato ricordato appunto anche da don Gabriele a non occuparsi solo delle attività ad intra della sua catechesi della preparazione ai sacramenti, ma di guardare anche all’esterno di guardare al di fuori di assumere cioè la propria missione come ci è stato ricordato splendidamente di sacramento della salvezza, del radunare l’umanità della presenza gioiosa di Dio nel mondo ecc… quello che ci ha ricordato don Gabriele che ogni volta che la Chiesa percorre la strada della missione riscopre di più se stessa la propria realtà la propria identità credo che sia molto bello e le schede hanno questa finalità, quella di spingerci a guardare appunto all’esterno a far si che la Chiesa possa assumere di più questa sua missione di sacramento di Corpo di Cristo, come è stato ricordato, che versa sulle ferite dell’umanità l’olio della consolazione e il vino della speranza.

Le schede hanno anche il vantaggio della concretezza. Tutti sanno di che cosa si parla, se si parla di giovani di emigrati, di divorziati, di… hanno la caratteristica e il vantaggio della semplicità, su questo tutti hanno opinioni esperienze commenti, qualcosa da raccontare e ha il vantaggio dello stile narrativo, ossia non di sollecitare non tanto la nostra capacità di sintesi intellettuale ma quello di raccontare quello che viviamo e quindi ci mette ancora più direttamente in contatto con il Dio della vita.

Piano pastorale 2009-2012 Schede

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