Fermare l’espansione delle aree sciistiche in Trentino? Sondaggio e petizione su Avaaz

Da il 31 dicembre 2013
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Ci è stata segnalata l’apertura di una raccolta firme su Avaaz per fermare l’espansione delle aree sciistiche in Trentino. Riportiamo di seguito le motivazioni mentre apriamo in parallelo un sondaggio per sentire il polso di chi in montagna ci vive e lavora.

Le montagne della Provincia Autonoma di Trento sono colpite da gravi attacchi. Le ennesime aggressioni al territorio, anche all’interno dei parchi naturali, sono rappresentate in questo momento dalla proposta di ampliamento dell’area sciistica di Madonna di Campiglio nella zona del Lago Serodoli (gruppo della Presanella) e il progetto per la creazione di un bacino idrico grande come sei campi da calcio per l’innevamento artificiale sul Monte Spinale (Dolomiti di Brenta).

Dall’esigenza della popolazione di partecipare attivamente alla tutela del territorio nasce l’Osservatorio spontaneo sul rispetto dell’ambiente nella Provincia Autonoma di Trento. Le regole ci sono, ma vengono matematicamente derogate in occasione di grossi progetti di espansione sciistica. Dopo decenni di battaglie da parte di residenti e associazioni in diversi angoli della nostra Provincia, a volte vinte e a volte perse, vale la pena fare un ragionamento più ampio e applicabile a tutto il territorio trentino.

Con questa petizione chiediamo la DEFINITIVA CESSAZIONE DELL’ESPANSIONE DELLE AREE SCIISTICHE nella Provincia Autonoma di Trento. Alla luce di tutte le previsioni sugli andamenti climatici per gli anni a venire, che mettono in evidenza come l’insistere nell’espansione delle aree dedicate allo sci alpino sia inutile autolesionismo, si presenta una scelta strategica da cogliere. La Provincia di Trento potrebbe essere la prima a livello alpino a CESSARE LA FASE DI ESPANSIONE DEI COMPRENSORI SCIISTICI attuali e che hanno raggiunto un livello più che sufficiente di sviluppo.

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In questo contesto economico e culturale si richiede una svolta di rotta storica, che sia un esempio encomiabile per le restanti regioni alpine, obbligate anch’esse a giungere presto o tardi a questa fase. Sempre più residenti e turisti si stanno rendendo conto che l’insistere su quella strada, insostenibile per i danni ambientali irreparabili che ne derivano (instabilità dei versanti, consumo di territorio, infrastrutturazione, erosione del suolo, disboscamento, grave carico sulla risorsa idrica, sfregi del paesaggio, riduzione degli habitat idonei a fauna e flora alpina, ecc.) porterà in breve tempo alla perdita definitiva della nostra ricchezza più grande, la natura. Il turismo a passo lento, che cerca in un territorio gli aspetti culturali, storici, gastronomici e naturalistici, ha un potenziale che è sfruttato per ora solo in minima parte.

Ad esempio puntare sull’osservabilità della fauna selvatica, l’escursionismo, l’alpinismo e tutte le forme di outdoor possibili grazie ad una vocazione riconosciuta a livello internazionale del nostro territorio, rappresenta una lungimirante forma di promozione in grado di destagionalizzare e potenziare l’offerta turistica, valorizzando tutte e quattro le stagioni dell’anno e garantendo la salvaguardia della nostra immagine.

 

 

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