“Percorsi nascita” riflessioni delle amministratrici di Fiemme e Fassa

Da il 28 gennaio 2015
borgonovo re

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Comunicato stampa  a seguito dell’incontro tra l’assessora Donata Borgonovo Re con le rappresentanti delle amministrazioni locali aventi ad oggetto il tema del progetto “Percorsi nascita” 

Le rappresentanti delle amministrazioni valli di Fiemme e Fassa desiderano proporre alcune riflessioni.

L’argomento in discussione è centrale per tutti, riguarda  la qualità di vita delle famiglie e la possibilità di vivere con serenità nel nostro territorio di montagna. Per questo esprimiamo la nostra perplessità in merito alla scelta di invitare solo le amministratrici. Esprimiamo subito l’auspicio che al più presto si programmi un secondo incontro esteso  a tutti gli amministratori in quanto la discussione sarà completa e il risultato condiviso, solo attraverso il  coinvolgimento di tutti. Ci auguriamo la possibilità di un dialogo aperto, non fossilizzato su una questione di parametri e   qualora ci siano le motivazioni, la possibilità di una revisione dell’accordo Stato Regione.

Le donne nelle istituzioni e le associazioni femminili si battono da sempre non per una visione disgiunta ma per un quadro d’insieme, donne e uomini che portano le loro specificità, dando un valore aggiunto all’argomentazione.

Per questo a nostro avviso, anche per rispetto delle decine di migliaia di firme raccolte e consegnate nelle valli del Trentino, l’argomento va trattato coinvolgendo  tutte le amministrazioni nella loro interezza. Non condividiamo questo metodo peraltro usato anche per l’accentramento del servizio di mammografia.

Riteniamo che   questo sia un modo  di lavorare fintamente democratico, poco corretto, semplicistico e assolutamente  non rispettoso delle realtà  di valle,  dove non si può certamente parlare di centralità della persona.

Contestiamo inoltre,   quanto   riportato dalla stampa sulle dichiarazioni della Consulta per la Salute   in merito alla “Riconversione degli ospedali di valle”, tali affermazioni  non   possono essere fatte se non  condivise anche dalle componenti delle valli, in questo caso le associazioni  che sembra non siano state  interpellate.

Temi fondamentali come la soppressione e il riassetto dei servizi sanitari, non riguardano strettamente solo l’ambito di riferimento,  ma l’intero , delicato e complesso sistema di vita  di  chi vive nelle valli e in montagna (già a rischio di spopolamento). Questi temi non possono e non devono essere affrontati singolarmente  ma valutati in contesto più ampio e complesso di sistema.

Per quanto riguarda il tema dell’incontro“ percorso assistenza alla nascita”  e in particolare la discussione sui punti nascita va sottolineato che il Presidente della SIGO (società italiana di ginecologia e ostetricia) il 23 scorso ha dichiarato alla stampa che i ginecologi non si oppongono ai punti nascita con meno di 500 parti, purché sia garantita la sicurezza. Dichiarazione autorevolissima che non fa dei 500 parti un tabù e uno scoglio insormontabile.

Il “Piano strategico aziendale APSS 2013-2015” suggerisce che il sistema sanitario debba cercare di portare miglioramenti in sei dimensioni della qualità:

  • efficacia,
  • efficienza,
  • accessibilità (l’assistenza deve essere tempestiva ed erogata in setting operativi facilmente raggiungibili) geograficamente, ove competenze e risorse sono appropriate ai bisogni di salute.
  • accettabilità
  • sicurezza
  • equità:l’assistenza non deve essere differente rispetto al genere, razza, etnia, localizzazione geografica, stato socio economico. 

Per queste indicazioni vanno valutate le specificità dei bisogni reali delle varie aree geografiche interessate, le rilevanti difficoltà di attivazione dello STAM (Servizio di Trasporto Materno Assistito) dovute ai  tempi di percorrenza dell’autoambulanza per raggiungere l’ospedale centrale, l’incertezza della disponibilità dell’elicottero, il maltempo ecc.

A tal proposito portiamo l’esempio di Asiago, Pieve di Cadore e della vicina Svizzera dove per i motivi sopraccitati i punti nascita rimangono attivi nonostante numeri di poche centinaia di parti l’anno.

Quindi se in Svizzera e nel vicino Veneto si mantengono punti nascita per ovvi motivi di sicurezza non si può accettare che la Provincia Autonoma di Trento segua i parametri nazionali senza tener conto della nostra storia e della nostra Autonomia .

Nella presentazione del “Percorso nascita”, bel progetto, molto interessante che contempla una serie di obiettivi come il rafforzamento della rete, dell’offerta consultoriale, del parto senza dolore (attualmente epidurale 12% presso il nostro ospedale, 1% al Santa Chiara) e la promozione dell’allattamento ecc., pratiche peraltro da tempo in essere a Cavalese, rileviamo una serie di contraddizioni e per questo esprimiamo la nostra preoccupazione.

Nella gestione delle gravidanze fisiologiche sono prevedibili  criticità e o emergenze che si presentano all’improvviso  (ad esempio il  distacco di placenta,  il parto precipitoso) che potrebbero trasformarsi in una corso disperata verso l’ospedale di riferimento.  Ci potrebbe essere un aumento dei parti a domicilio, a tale riguardo si evidenzia che le linee guida in materia prevedono la possibilità di partorire in casa solo con la vicinanza del punto nascita a 20,  max 30 minuti.

Ci dobbiamo chiedere con quali competenze le ostetriche che lavorano sul territorio dovranno  intervenire in situazioni di emergenza, senza l’appoggio di un medico, di un reparto ?

Va inoltre considerato il caso delle gravide a rischio che sono residenti sul territorio, dei travagli in fase avanzata e non più trasportabili considerando che il travaglio non si stabilizza ma evolve. Che ne sarà del tasso di mortalità neonatale che attualmente vantiamo ai più bassi livelli nel mondo? Se mettere in sicurezza il punto nascita secondo gli standard previsti vuol dire chiuderlo, che sicurezza è garantita, che rischi per chi si troverà ad affrontare tutto questo?

Riteniamo importante ribadire che la popolazione di Fiemme e Fassa sceglierà  le strutture sanitarie di Bolzano più facilmente accessibile in termini di tempo e anche di organizzazione (tempi di attesa)  rispetto a Trento. Con conseguente  rischio di  notevole aumento della mobilità , voce di spesa attualmente molto pesante nel bilancio provinciale della sanità.

A fronte di queste azioni improvvisate, che  mancano di pianificazione, poco coerenti con quanto riportato  in tutte le  direttive e leggi in materia, sensibilizzeremo la popolazione per promuovere un’azione collettiva di protesta nei confronti dell’ente pubblico.

Per tutte queste motivazioni come amministratori siamo obbligati  per un alto senso civico, con ogni mezzo a disposizione a tutelare la salute della nostra gente, in particolare su aspetti molto preziosi come la nascita di una nuova vita.

Con preoccupazione vediamo sempre meno chiarezza sugli aspetti socia-sanitari, sebbene siamo perfettamente d’accordo che anche l’aspetto economico debba essere tenuto bene in considerazione. Riteniamo però,  la salute e il nostro welfare siano prioritari. Piuttosto, si intervenga laddove i servizi sono presenti e accessibili con facilità e si “smonti” quella macchina burocratica della PAT e dei suoi enti funzionali come l’APSS che non rispondono alle esigenze della collettività.

Firmato:

Maria Bosin  

Presidente della Conferenza dei Sindaci della Comunità della Val di  Fiemme

Cristina Donei

Presidente del Consei de Ombolc del Comun General di Fascia

Giuseppina Vanzo 

Assessore alla Sanità del Comune di Cavalese

Maria Elena Gianmoena

Assessore del Comune di Cavalese e Presidente dell’Associazione la Voce delle donne

 Manuela Felicetti

Assessore  della Comunità Territoriale della Val di Fiemme

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