Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

Da il 29 ottobre 2014
chiesa san nicolo predazzo

Domenica 2 novembre 2014 ad ore 15.30 dopo la S.Messa dei defunti, la Chiesetta di San Nicolò verrà inaugurata e riconsegnata alla popolazione di Predazzo dall’amministrazione comunale, che invita tutti a partecipare a questo significativo momento

La Chiesa di S. Nicolò è oggi inclusa insieme con cimi­tero nel perimetro abitato di Predazzo, ma un tempo, fino a cent’anni fa, sorgeva lontana dai nuclei antichi, quasi fuo­ri paese, e sicuramente non fu la prima chiesa al servizio del paese. Si trovava a valle di Pié di Predazzo, in mezzo ai campi ed orti. Le case più vicine furono edificate nelle for­me attuali tra il seicento e settecento, tant’è che vi man­cano gli affreschi esterni e le pietre lavorate antiche.

La Chiesa occupò un’area a rischio per le piene del Travignolo il quale ancora nel 1823 asportò parte del ci­mitero, qui trasferito qualche decennio prima. L’area in­torno, fino al nostro secolo, non vide più alcun edificio e rimase del tutto in edificata; solo alla confluenza tra i tor­renti Avisio e Travignolo stava una segheria abbastanza precaria. 

Sulla collocazione di questa chiesa si possono avanzare solo delle ipotesi. Sicuramente S. Nicolò non sorse come chiesa cimiteriale, ma come cappella devozionale, come più tardi il Capitel del Feudo al Fol (sec. XVII). Il cimitero circondava la vecchia chiesa di SS. Filippo e Giacomo sul sedime dell’attuale Municipio. S. Nicolò divenne zona cimi­teriale alla fine del Settecento (1797), in ossequio ad una legislazione moderna che per ragioni igieniche impose i ci­miteri lontano dal centro abitato, ove tra il resto mancava­no le possibilità di espansione di fronte ad un aumento (e quindi una mortalità) del tutto insolito della popolazione.

S. Nicolò quindi dovette essere all’inizio una cappella vo­tiva rustica, tra paese e campagna, tra due torrenti così pericolosi e insieme così utili. Nei pressi passava la strada estiva della fienagione sulla Bellamonte, lungo un percorso che consentiva di evitare le brusche salite delle vie più an­tiche. Per qualche storico, forse la primitiva cappella era dedicata a S. Giovanni Nepomuceno (+ 1363), protettore contro le alluvioni; solo più tardi, nel 1500, sarebbe stata dedicata a S. Nicolò. L’ipotesi però non ha prove e del resto la devozione a S. Nicolò era assai antica e allo stesso santo era stata dedicata nel 1190 la Chiesa di Carano. Antichis­sime poi erano le tradizioni e le leggende legate alla vita di questo santo orientale, invocato contro diverse sciagure, tra cui anche le alluvioni e contro la mortalità infantile.

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LA STORIA

La storia della Chiesa di S. Nicolò è oscura nei suoi pri­mi secoli. Tra il 1134 e 1223 furono consacrate le chiese in valle tra cui quella di San Giacomo a Predazzo (1223?). Solo Cavalese e Tesero ottennero la consacrazione di due chiese diverse. Per Predazzo, troppo piccola e recen­te, si può quindi proporre che S. Nicolò esistesse sono come edicola sacra, eretta dai contadini della Comunità di Fiemme, titolari per proprietà o sorteggio della fienagione e del pascolo sulla “monte del fieno”.

Nel 1552 il vescovo Cristoforo Madruzzo riservava il diritto di decima di certi terreni alla Chiesa di S. Nicolò eretta o rifatta da poco (“norite erectam”). Nell’affresco meridionale del presbiterio compare la figura inginocchia­ta di Zeneto Sartor, di stimata famiglia cinquecentesca che diede scari alla Comunità e un curato, Giacomo Zane­to (1523 – 1536), da qualcuno indicato come il costrut­tore della chiesetta stessa. La parte più antica dell’edificio conferma queste notizie, anche se da diversi elementi la costruzione sembra piuttosto quattrocentesca; il campa­nile gotico pare proprio del 1400, e così anche gli affre­schi più antichi, di stile tedesco.

In seguito la chiesa fu spesso in stato di abbandono forse proprio perché non apparteneva ai predazzani. In condizioni disastrose si trovava nel 1584 allorché il vesco­vo ordinò di ripararla. Infatti poco dopo venne anche am­pliata e nel 1601 ricuperò un accettabile decoro per cui il vescovo la poté consacrare il 17 luglio 1612. Vent’anni dopo (1632) un’altra visita pastorale rilevò che la costru­zione minacciava ancora rovina, forse per le infiltrazioni del Travignolo, mentre dietro l’abside si accumulavano materiali di scarico per incuria dei locali. Occorsero altri vent’anni per rimetterla in efficienza, come testimonia la data 1654 sull’arco principale.

 Nel 1740 e nel 1795 intervennero gli ampliamenti definitivi e i restauri ancor oggi rilevabili. Finalmente, la si­stemazione cimiteriale (1797) guadagnò all’edificio cure più continue e sollecite, insufficienti tuttavia di fronte alla progressiva vetustà e all’umidità risalente dal sottosuolo.

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ARCHITETTURA E L’ARTE 

Esterno

    La chiesa è a pianta rettangolare con incastro orienta­le di un’abside a cinque lati (parte di ottagono).

    A nord si innalza il campanile e a sud è collocata la stretta sagrestia; gli spioventi del tetto a scandole sono molto ripidi; l’orditura del tetto denuncia con evidenza la distinzione tra la parte più antica e quella più recente. Le porte di accesso sono due, una nobile di facciata e una settentrionale; le finestre si aprono unicamente sulla pa­rete meridionale.

    La facciata occidentale presenta un portale a sesto acuto in marmo locale, con incisa nella chiave la data 1601, portato avanti dopo l’ultimo ampliamento, e due finestrelle; si intravvedono segni di una qualche decorazio­ne; in alto si apre una lunetta.

    Sul lato meridionale, è addossato un tabernacolo (“ca­pitel”) con una bella statua di S. Giovanni Nepomuceno, rivolto verso il corso pericoloso del Travignolo; l’opera fu voluta dalla Regola Generale nel 1752, in un periodo di ripetute alluvioni, e fu restaurata in occasione dell’ultima alluvione del 1966. 

Interno

    Il volume è nettamente distinto in tre settori:

    • Cinquecentesco nell’abside: piccolo, raccolto, pieno di colore (affreschi);

    • Seicentesco nella parte a volta con costoloni intrecciati;

    • Settecentesco nelle volte a botte verso la porta di ac­cesso (il brandello centrale di affresco testimonia la vo­lontà di proseguire la decorazione pittorica anche nel­l’Ottocento, da parte di un Rasmo che lasciò un quadro ad olio dello studio completo della scena progettata).

    Vi sono collocati tre altari di legno dorato. Alle pareti sono appesi diversi ex-voto degli ultimi due secoli, una via Crucis, qualche quadro, due grandi armadi con i gonfaloni paesani e memorie funerarie. All’entrata è posta una pila del 1839 per l’acquasanta.

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ELEMENTI DECORATIVI 

a) Arco trionfale

    Sull’arco trionfale appare il bell’affresco settecentesco dell’Annunciazione con il Padre fra angioletti, in alto, ai lati sono esposti la Madonna presso un inginocchiatoio (pae­saggio montano sullo sfondo della finestrella) e l’arcange­lo Gabriele con il giglio; ai piedi, sul pilastro di sinistra è rappresentata S. Caterina d’Alessandria, riccamente ve­stita, con la palma del martirio, la spada, la ruota dentata e spezzata, e su quello di destra S. Lucia che porge sul piatto alla pietà dei fedeli gli occhi per le cui malattie era tradizionalmente invocata. Purtroppo le figure oggi sono molto deteriorate, ma il distacco dell’intonaco lasciavede­re in alcuni punti che gli strati inferiori sono ugualmente affrescati.

    La fascia interna dell’arco è dipinta con i volti dei dodi­ci personaggi o profeti dell’Antico Testamento che hanno annunciato la venuta del Salvatore. La mano del pittore è tedesca, i caratteri dei cartigli in latino sono gotici: si leg­gono facilmente i nomi di Isaia, Giona, Baruch, Geremia, Daniele, ecc. fino a Michea.

 Predazzo chiesa di san Nicolò al cimitero restaurata 2013 ph mauro morandini51 Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

b) Abside

    Con l’arco trionfale si entra nell’abside tutta affre­scata. Le volte sono a crociera, con costole gotiche che separano gli spicchi del cielo stellato. Nel punto più alto appare il sudario con il volto di Gesù sofferente; ai suoi lati si distinguono i simboli dei quattro Evangelisti: il toro alato di S. Luca, l’aquila di S. Giovanni, il leone di S. Marco e l’uomo alato di S. Matteo.

    Sotto le crociere, sulle pareti terminanti ad arco acuto appaiono gli affreschi con la storia completa della Passio­ne e della Risurrezione di Cristo, che vanno letti, a due a due, dal basso in alto e da sinistra a destra.

    Il racconto inizia con la Preghiera di Gesù nel Getse­mani: la scena è stata ridipinta in epoca molto tardiva in sostituzione di un originale ormai corrotto, mentre la sot­tostante Ultima Cena (?) non è stata più riprodotta.

    L’Incoronazione di spine ha subito sicuramente diverse manomissioni posteriori, a causa dell’umidità devastante; resta tristissima la sinopia del volto di Cristo.

    La Flagellazione è ambientata in uno spaccato di palaz­zo medioevale, le figure sono caratterizzate dai costumi dell’epoca (‘400 – ‘500) tra esse va ammirato il bellissi­mo sgherro di schiena.

    L’incontro con Cireneo si rifà addirittura a qualche lontano richiamo giottesco nelle donne che escono dal­la porta della città. Nella Crocifissione l’ordine pittorico è particolarmente curato, secondo i moduli tradizionali: ai lati della croce stanno i due gruppi dei cavalieri-carnefici e delle donne piangenti; delle croci dei ladroni compare solo la trave verticale, perché estranei al progetto della Salvezza.

    La Deposizione costituisce il soggetto meglio conser­vato, in particolare nella figura del Cristo dall’incarnato non ancora terreo nella rigidità della morte; sullo sfondo gli altri due crocifissi: sopra la croce di destra, il diavoletto nero della maledizione.

    L’ultimo quadro è dedicato alla Risurrezione, con le guardie dipinte in pose instabili e contro ogni prospettiva naturale.

    Molti riquadri lasciano vedere chiaramente diversi ri­passi di colore ottocentesco (verde e azzurro) e di rico­struzione paesaggistica negli sfondi.

    Esaurita la storia della Passione, il quinto settore del­l’abside è diviso da una finestra allungata; a sinistra un santo confessore con ai piedi un bambino privo di cono­scenza (S. Giovanni Nepomuceno ?) e Santa Caterina con la ruota dentata spezzata, la spada e la palma del marti­rio; a destra S. Rocco (in alto) e il committente degli affre­schi (in basso), Zenato Sartor, che implora misericordia al Figlio di Dio.

 Predazzo chiesa di san Nicolò al cimitero restaurata 2013 ph mauro morandini56 Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

ARREDI SACRI

    L’altar maggiore, in legno dorato, va osservato con at­tenzione nei suoi elementi strutturali e decorativi. La pala d’altare ha per soggetto la Madonna con Bambino, che viene incoronata Regina del Cielo e della Terra da due an­gioletti. S. Nicolò e S. Barbara; sembra essere opera di un ottimo pittore fiemmese. In alto sono collocate tre splendi­de statuine: la Madonna trafitta dalla spada, S. Sebastiano (a sinistra) S. Rocco con bambino e cane (a destra). Nello stesso stile sono le figure all’altezza della pala, sopra le volute, rappresentanti S. Giovanni Battista (a sinistra) e probabilmente S. Paolo (a destra). Sopra l’architrave delle porte del coretto, compaiono altre due statue, S. Pietro e S. Paolo: le loro mani sono ormai rimaste prive dei tradi­zionali simboli delle chiavi e della spada, mediante i quali il popolo li riconosceva immediatamente. Sulle colonnine dell’altare sono dipinti gli stemmi dei vescovi Madruzzo. Il paliotto sulla parte anteriore della mensa, fra intarsi lignei, ripropone su cuoio le figure di S. Nicolò e di S. Barbara.

Predazzo chiesa di san Nicolò al cimitero restaurata 2013 ph mauro morandini54 Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

    Nella Chiesa sono stati sistemati dopo il 1870 due altari laterali costituenti l’arredo migliore della vecchia Chiesa di SS. Filippo e Giacomo in Piazza, prima della sua demolizione. L’altare di sinistra, di legno dorato, sembra coetaneo dell’altar maggiore ed è dedicato a S. Antonio: il paliotto in pelle rappresenta il Santo con il giglio; in alto al centro domina Gesù Bambino Salvatore; la pala di S. Antonio è affiancata dalle statue di S. Nicolò e S. Caterina da Siena (?). L’altare di destra appartiene al Settecento: tra le colonnine tortili compare una Madonna del Rosario, riccamente addobbata; ai lati, S. Giuseppe e un santo con la conchiglia cucita sulla mantellina, attributo dei santi pel­legrini (S. Giacomo maggiore ?).

    Nell’angolo sinistro, tra navata e abside, è fissata la statua lignea della Madonna dei sette dolori.

    Nei grandi armadi sulle pareti ai lati dell’entrata, sono conservati i gonfaloni ottocenteschi, con tela centrale di­pinta sulle due facce, portati durante le processioni, fino ad alcuni decenni fa:

Predazzo chiesa di san Nicolò al cimitero restaurata 2013 ph mauro morandini64 Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

gonfalone rosso:

a) Madonna e Santi

b) l’architetto o il maestro muratore progettista della Chiesa di SS. Filippo e Giacomo (?);

gonfalone rosso e oro (Ss. Filippo e Giacomo), Autore Tommaso Rasmo:

a) Deposizione

b) Rinvenimento della Croce da parte dell’Imperatrice S. Elena;

gonfalone azzurro:

a) Visitazione di Maria a Elisabetta, Autore Tommaso Ra­smo

b) Madonna del Rosario.

 Predazzo chiesa di san Nicolò al cimitero restaurata 2013 ph mauro morandini18 Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

LAVORI “RECENTI”

(Consulenza arch. Enrico Brigadoi)

All’inizio degli anni ‘90 la Chiesa cimiteriale di S. Nico­lò si trovava in evidente stato di degrado dovuto anche ad un suo uso sporadico. Le amministrazioni comunali, di allora, hanno quindi promosso una serie di interventi mi­rati al restauro completo della Chiesa. Ogni singola fase d’intervento necessitava dell’autorizzazione da parte della Soprintendenza provinciale di competenza, con la quale si concordano tempi e modalità.

I lavori sono in gran parte finanziati dalla Provincia di Trento ed i contributi vengono stanziati seguendo delle graduatorie annuali, questo giustifica anche una dilatazio­ne dei tempi.

Il primo intervento della storia “recente” della Chie­sa di S. Nicolò ha riguardato il consolidamento statico. Il progetto del 1992, a cura dell’Arch. Sergio Facchin, ha portato alla realizzazione di una controfondazione armata, che, sostenuta da micropali verticali ha bloccato i cedi­manti alla base della Chiesa. I lavori sono stati eseguiti tra il 1994 e 1995, provvedendo anche al riposizionamento della fontana (prima addossata alla chiesa) ed alla posa di un nuovo acciotolato.

Nel 1996 il servizio provinciale per i Beni Culturali ha autorizzato, con prescrizioni, l’intervento di restauro interno. Il progetto, mai realizzato, prevede la rimozione del pavimento esistente, la posa di una guaina impermea­bilizzante e di una nuova pavimentazione, il restauro dei serramenti ed un risanamento degli intonaci intaccati dal­l’umidità. Per i successivi due anni, come disposto, si è monitorato lo stato di umidità presente, rilevandone valori significativi.

Nel 2007, sulla base delle precedenti autorizzazioni, viene redatto dall’Ing. Felice Pellegrini un nuovo progetto preliminare, per avviare la richiesta di finanziamento. L’esi­to risulta favorevole ma “considerato il notevole interesse storico-artistico del bene” vengono prescritte analisi inte­grative e dettagliate su dissesti e degradi. Il progetto de­finitivo e successivamente esecutivo viene affidato all’Ar­ch. Luigi Morandini. La finalità principale di questi lavori è sta danneggiando inesorabilmente gli apparati pittorici. Si interverrà quindi sull’esistente mediante la formazione di un vespaio areato interno, esternamente verrà portata a nudo la contromurazione impermeabilizzandola ed allo stesso tempo verrà realizzato un sistema elettrosmosico, che interviene sulla struttura molecolare dell’acqua impe­dendone la risalita.

Si prevede inoltre il rifacimento dell’impianto elettrico, un intervento di consolidamento dell’abiside, e il riposizio­namento della pavimentazione. I lavori sono stati appaltati all’impresa Tecnoart ed avviati nel novembre 2009.

Prima di dare inizio ai lavori si era concordato con la Soprintendenza per Beni Architettonici, di porre sotto monitoraggio il quadro fessurativo in essere, in quanto i vetrini posizionati in seguito ai lavori di sottomuazione ri­sultano inefficaci.

Il risultato di tale monitoraggio ha evidenziato come il fenomeno di dissesto sia ancora in essere e che, seppur alla base della chiesa i cedimenti siano stati risolti con le palificazioni del 1994, le murature perimetrali sono sog­gette ad una spinta orizzontale “dall’alto” in quanto le ca­tene metalliche risultano completamente scariche in se­guito al cedimento dei capochiave.

Predazzo chiesa di san Nicolò al cimitero restaurata 2013 ph mauro morandini14 Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

Per porre definitivamente rimedio ai dissesti si è de­ciso in accordo con la Soprintendenza di eseguire con assoluta priorità i lavori sulla parte statica dell’edificio. Il progetto strutturale è stato predisposto dall’Ing. Braito, che, in collaborazione con la Direzione Lavori, ha previsto il consolidamento delle tre volte mediante cappa integrativa e l’utilizzo di nastri in fibre di carbonio. Alle catene esistenti ne verranno quindi affiancate delle nuove e si provvederà alla ricucitura delle fessure.

Verrà infine realizzata la cerchiatura con cordini di acciaio sottotraccia dell’abside e della sacrestia.

Parallelamente l’Amministrazione ha avviato il proces­so per la richiesta di finanziamento per le opere di com­pletamento, lavorazioni che riguardano gli intonaci, i ser­ramenti, gli elementi metallici e lapidei.

Un’ultima fase dei lavori riguarderà il restauro dell’ap­parato pittorico, degli altari e delle parti mobili.

La restauratrice Silvia Invernizzi, nel corso dell’ultimo anno ha verificato attraverso una campagna di sondag­gi stratigrafici la presenza di più cicli affrescati presenti sull’intero abside ed arco santo ed allo stesso tempo ha assistito l’impresa nelle operazioni di consolidamento.

Anche in questo caso, con il progetto preliminare, che prevede lo scoprimento del ciclo più antico di affreschi, si è avviato l’iter per reperire i fondi necessari.

 Operando “sull’antico” vengono portati alla luce ele­menti che devono essere di volta in volta verificati. I diversi livelli di competenza: architettonico, statico, impiantistico, archeologo e artistico, si intrecciano rimettendo in discus­sione le scelte adottabili in un costante confronto con le Soprintendenze.

 Le tempistiche devono pertanto tener conto della pre­senza di più fattori interconnessi.

 Predazzo chiesa di san Nicolò al cimitero restaurata 2013 ph mauro morandini12 Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

CONSERVAZIONE OPERE ARTISTICHE

(Consulenza restauratori Silvia Invernizzi Klaus Fuckner)

Gli attuali lavori di risanamento e restauro dell’edifi­cio cimiteriale di S. Nicolò si inseriscono nella storia della chiesa come ancora uno degli interventi importanti che ne hanno caratterizzato da più di 500 anni la sua costruzio­ne e presenza.

È sempre emozionante entrare negli spazi e nelle ope­re di un edificio sacro come la chiesa di S. Nicolò, il cui in­terno racconta momenti di devozione alternati a momenti di abbandono, di presa di coscienza e ancora di evoluzione del rapporto che una popolazione ha con un suo luogo sa­cro: la memoria e l’affetto prendono il posto ad una pra­tica devozionale e religiosa che avevano coperto le pareti delle navate di ex-voto, gonfaloni ed arredi sacri.

Ma studiare, progettare e programmare gli interventi di restauro dei dipinti murali e delle opere scultoree e pit­toriche ha riportato alla luce una certa complessità delle problematiche statiche e di umidità che qui a S. Nicolò si sono ripercorse in senso inverso: la presenza di ben tre strati si intonaco affrescato sul fronte dell’arco santo ha imposto un’analisi dell’intervento strutturale che, verosi­milmente nella prima metà dell’’800 aveva salvato l’arco santo e gli affreschi del ciclo cinquecentesco a che aveva appunto determinato la sovrapposizione del ciclo pittorico dell’Annunciazione e delle figure di S. Caterina d’Alessan­dria e di S. Lucia che vediamo oggi.

Predazzo chiesa di san Nicolò al cimitero restaurata 2013 ph mauro morandini19 Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

 Da più di un anno si stanno svolgendo operazioni preli­minari di rimozione e ricovero degli altari, delle opere mo­bili e scultoree, di messa in sicurezza e protezione degli affreschi interessati dagli interventi statici delle strutture dell’arco e delle volte: accorgimenti tecnologici e coordina­mento tra gli operatori nelle fasi di cantiere sono, in questi casi, fattori importanti per procedere con coscienza negli interventi che talvolta devono essere ulteriormente “regi­strati” in corso d’opera.

 Un prodotto in particolare si è rivelato particolarmen­te utile nelle fasi di pronto intervento e protezione: il ci­clododecano (brevetto tedesco H. M. Hangleiter) sigilla e protegge le superfici pittoriche da infiltrazioni di malte idrauliche, acqua, da attrito e cadute di materiale origi­nale, ma dopo un tempo limitato sublima senza lasciare alcuna traccia e permettendo così di poter intervenire nel restauro definitivo con i materiali appropriati alla conser­vazione nel tempo delle opere pittoriche. (Arturo Boninsegna da Predazzo Notizie 2011)

Tutti i lavori programmati sono ormai felicemente conclusi e domenica 2 novembre 2014 ad ore 15.30 dopo la S.Messa dei defunti, la Chiesetta di San Nicolò verrà inaugurata e riconsegnata alla popolazione di Predazzo dall’amministrazione comunale, che invita tutti a partecipare a questo significativo momento.

chiesa san nicolo predazzo Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

Predazzo chiesa di san Nicolò al cimitero restaurata 2013 ph mauro morandini77 Predazzo, inaugurazione di fine lavori della Chiesa di San Nicolò

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