Predazzo, lettera aperta sul progetto della nuova caserma dei Carabinieri

Da il 19 marzo 2009

Questo progetto sembra non convincere i cittadini di Predazzo, che invitiamo ad esprimere osservazioni e commenti in seguito a questa lettera che ci è stata inviata oggi.

carabinieri bandiera italia Predazzo, lettera aperta sul progetto della nuova caserma dei Carabinieridi Luca Donazzolo. 

Il progetto preliminare della nuova caserma dei Carabinieri di Predazzo, da realizzarsi tra via Rasmo e via Degregorio, non ha convinto nessuno all’interno del Consiglio Comunale, eppure il progetto è stato approvato.

Non vorrei entrare nel merito del progetto ma effettivamente anche a me pare una soluzione poco felice, almeno da quello che si vede nei disegni pubblicati sul Trentino del 14 marzo 2009.

Trovo che i problemi progettuali non siano solamente di natura architettonica ma anche e soprattutto urbanistica, dimensionale, e nella scelta del progettista (non come persona, ma come metodo).

Urbanistica.

L’aera urbana, in oggetto mi sembra più propensa alla realizzazione di edilizia residenziale destinata soprattutto a prima abitazione che non per erigere una caserma.

Un luogo ben soleggiato durante tutto l’arco dell’anno; ha un’ottima visuale verso ampi spazi verdi della “campagna”, direttamente accessibile alla pista ciclabile e alle attrezzature sportive situate alle Fontanelle; nelle immediate vicinanze si trova la fermata dell’autobus e dello skibus; sarebbe addirittura di facile realizzazione una connessione tramite pista ciclabile e pedonale verso la zona scolastica di via Degasperi.

Non serve un urbanista per capire le peculiarità di questo luogo.

Credo che buona parte della popolazione andrebbe ad abitarci volentieri in quella zona.

Tema già evidenziato nelle osservazioni fatte prima che variante del PRG venisse approvata. Piuttosto collocherei la caserma dei carabinieri in via Marconi, ad esempio, dove già si trova la caserma dei vigili del fuoco, i magazzini comunali ed alcune aziende artigiane. Anzi credo che questo tipo di progetto può riqualificare uno spazio in parte degradato.

Però prima di ogni altro intervento, una domanda mi sorge spontanea:

la caserma non può rimanere nell’area attuale pensando ad una completa demolizione con ricostruzione di un nuovo edificio, ed un eventuale ampliamento verso il parco giochi?

Sacrificherei volentieri una parte del parco, spostandolo in una zona di gioco e ricreazione più ampia e con la presenza di altri servizi, dove l’utilizzo di questo spazio possa avvenire anche nei mesi meno caldi (esempio Loze).

Non capisco la consueta necessità di frammentare e disseminare infrastrutture pubbliche nel territorio senza cercare di accorparli (pensiamo a quanto è stato infrastrutturato fino ad ora: campo sportivo, maneggio, piscina, sporting center, centro del salto, tutti questi con i loro spazi di servizio e accoglienza che ovviamente necessitano), evitando così di sprecare ampi spazi di parcheggio, si andrebbe a diminuire i sottoservizi, l’inquinamento luminoso, i costi di gestione e manutenzione.

L’accorpamento centro del salto e partenza degli impianti a fune dev’essere stata un’incredibile illuminazione.

Dimensione.

Guardando i disegni pubblicati la dimensione dell’edificio mi sembra quasi triplicata rispetto a quella attuale, permettetemi di avere qualche dubbio sulla reale necessità di tutti questi metri quadri, soprattutto quando leggo che vengono destinati appartamenti di oltre 120mq. Potrei sbagliarmi, ma credo che ci siano poche famiglie in paese in grado di permettersi questi spazi. Probabilmente le eccessive richieste, come ad esempio palestra e lavanderia, già presenti nel territorio e felicemente funzionanti, hanno fatto lievitare la struttura oltre le effettive necessità.

Metodo nella scelta del professionista.

Se l’Amministrazione non è in grado di scegliere e condividere l’idea di un progettista, perchè non utilizza uno strumento più appropriato, quale un CONCORSO di PROGETTAZIONE?

Un concorso di progettazione e non di idee, con una giuria di un alto profilo culturale in grado di selezionare progetti di architettura contemporanea adeguati al luogo e funzionali al progetto. Questo significa che almeno 3/5 della giuria siano professionisti affermati e/o riconosciuti nel modo dell’architettura attuale. Inoltre ci vogliono premi adeguati per garantire il massimo impegno da parte dei partecipanti. In questo modo è possibile attrarre  studi affermati in grado di mettersi in discussione per realizzare un progetto architettonicamente eccellente.

Uno sforzo ed un investimento che credo valga la pena intraprendere per raggiungere un numero di progetti ampio, dal quale scegliere il professionista con il quale collaborare poi per la stesura del progetto definitivo /esecutivo.

Capisco perfettamente che in questo l’Ordine degli architetti di Trento non è molto d’aiuto in quanto, almeno fino a oggi, non si è impegnato a costruire una struttura in grado di indirizzare le pubbliche amministrazioni ad usufruire di tale modello.

Allora perchè non guardare cosa fanno gli altri?

Perchè ci rifiutiamo di capire e imparare da chi è più bravo di noi?

Diversi paesi europeei utilizzano in modo appropriato questo strumento, con ottimi risultati.

Effettivamente in Italia tale sistema viene a mancare per svariati motivi (basta leggere gli editoriali di Franceso Dal Co su Casabella).

Però le Amministrazioni pubbliche dell’Alto Adige, se non ricordo male, utilizzano bandi di concorso per una buona parte dei loro progetti, gestiti da una commissione pensata appositamente e approvata dall’Ordine, non solo, ma tale strumento viene utilizzato anche da molte industrie private che vogliono realizzare un edificio riconoscibile per la loro azienda. Molte di queste realizzazioni sono state pubblicate da varie riviste nazionali e internazionali di architettura contemporanea, ricevendo riconoscimenti e premi significativi.

Quindi possiamo affermare che questo modello funziona, e bene.

Questo risulta anche un metodo per lanciare l’architettura contemporanea alpina e la visibilità di un paese, diviene utile anche per i giovani architetti che solo in questo modo riescono farsi luce. Tutte le “archistar” che oggi tutti noi conosciamo provengono da incarichi vinti da un bando di concorso.

La paura delle Amministrazioni è di porsi di fronte ad un progetto di architettura contemporanea confrontandosi con un professionista il quale non ha alcun interesse verso i giochi politici in atto, ma il suo unico “credo” è il proprio progetto, la propria idea di architettura. Il suo unico interesse è realizzare al meglio il proprio progetto.

Ma la giunta comunale cosa fa, per non perdere consensi dai propri cittadini e non creare scontento?

Approva un progetto e dichiara, testuali parole, che il progetto è orribile, di forte impatto ambientale, da ripensarlo, di tipologia non consona al luogo, collocato in posto infelice.

Trovata a dir poco GENIALE!

Concludo, approvando pienamente, che non ha alcun senso procedere ad una gara tra dieci o più professionisti per la progettazione definitiva ed esecutiva di un progetto preliminare realizzato da altri.

Gara che si basa sulla scelta della migliore offerta economica, dove si possono prevedere ribassi di un minimo 40% (sconto sempre preteso da tutte le amministrazioni) ad un prevedibile 70%, 80%.

Considerate questo un concorso di architettura?

Basandovi solamente sul ribasso di una parcella professionale?

Credete che in questo modo il vincitore verserà tutte le sue energie per redigere gli elaborati richiesti su di un progetto che non considera suo e che probabilmente neanche condivide?

E per quale motivo dovrebbe realizzare un progetto qualitativamente alto se non lo fa neanche per vile denaro?

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