Ski aree: collegamento diretto tra l’Alpe di Lusia/Bellamonte con il Buffaure/Ciampac

Da il 2 aprile 2009

Buffaure 2 Ski aree: collegamento diretto tra l’Alpe di Lusia/Bellamonte con il Buffaure/CiampacVALLE DI FASSA – Un collegamento diretto tra l’Alpe di Lusia/Bellamonte con il Buffaure/Ciampac, attraverso il versante ovest della Cima Dodici e il Sas da la Crous, sopra Soraga, in sinistra orografica Dell’Avisio. Quattro impianti e altrettante piste destinate allo sci, ma, in estate, anche alla mountain bike. In questo modo, si collegherebbe tutta la valle di Fassa, da Moena a Pozza e ad Alba di Canazei, utilizzando un versante della montagna non eccessivamente esposto al sole, con la possibilità di mascherare nel bosco sia le piste che gli impianti (quindi riducendo anche l’impatto visivo), mentre le stazioni in quota (per la stessa ragione) dovrebbero essere sotterranee. Il versante in questione è poco frequentato ed il collegamento sarebbe una vera alternativa al traffico verso Canazei, sia da Soraga/Moena che dalla vicina valle di Fiemme. Da Predazzo, infatti, sarebbe sufficiente raggiungere la zona di Castellir di Bellamonte, per immettersi nel nuovo circuito. È la proposta, per certi versi provocatoria, del noto albergatore di Vigo di Fassa Otto Lorenz , che ribadisce, in una nota diffusa in questi giorni, l’importanza dello sci alpino come strumento economico primario delle vallate alpine. «A differenza del turismo estivo, pure importante ma in continuo regresso – scrive Lorenz – la pratica dello sci alpino muove un volano economico eccezionale, dal semplice acquisto dello skipass alla ristorazione in quota, alle varie tipologie di alloggio, all’abbigliamento, alle scuole di sci, all’affitto degli attrezzi. Senza dimenticare tutto l’indotto commerciale, artigiano, professionale, amministrativo. Nel passato – sottolinea l’albergatore – ci sono stati degli abusi e molte forme di malgoverno, dalla proliferazione delle seconde case alla costruzione di infrastrutture, soprattutto viarie, non pensate e posizionate in modo razionale, ma bisogna guardare avanti, cercando di non ripetere gli errori già commessi». E poi un’analisi, per certi versi anche impietosa, della situazione attuale. «In questi ultimi anni, c’è stata una rivoluzione nel modo di sciare, si scia meglio, è finita l’era dei campetti, si scelgono comprensori vasti, bisogna cambiare piste, viaggiare sugli sci, effettuare giri, dei quali il Sellaronda è forse l’espressione più nota. Altre vallate, basti pensare agli skitour della val Gardena e della Val Badia, hanno intuito da tempo questo nuovo orientamento. E non parliamo di ciò che succede a livello internazionale. In val di Fassa invece, di tutto questo esiste poco. Il Belvedere è un semicatino sovraffollato, il Col Rodella è un piano inclinato limitato e pericoloso, Ciampedie è isolato, gli interventi sono spezzettati, con troppe piste disomogenee e prive di ritmo, che non trasmettono emozioni. Per questo, Fassa dovrebbe smettere di essere afferente ai sistemi sciistici vicini e diventare a sua volta una località di eccellenza». Ecco dunque la proposta finale, con un impianto dai Ronchi per la Val del Van fino a Forcella Toalac, con relativa pista, un impianto da Soraga alla Forcella Toalac e relativa pista, due impianti all’altezza dei «Gregn Pians» (tra Soraga e San Giovanni), uno verso la Forcella Toalac e uno verso Ciastel, sopra l’esistente impianto di Aloch, con piste connesse. Le piste, secondo Lorenz, sarebbero ampie e spettacolari e, d’estate, potrebbero essere utilizzate per i percorsi di mountain bike, inteso come sostituto dello sci in chiave estiva. E i costi? «Se è vero che la val di Fassa contribuisce per il 10% al Pil provinciale, è evidente che queste risorse provengono da una buona organizzazione turistica. Si tratta quindi di mantenere il passo con i tempi e far si che il governo provinciale non sia sempre orientato a Folgaria, Pinzolo/Campiglio, Passo Brocon o il Bondone, ma anche verso di noi. Con tutto il rispetto per queste località, difficilmente potranno raggiungere i livelli di economicità della nostra valle».

MARIO FELICETTI

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