Studio sul suicidio, non si riesce a far rientrare l’allarme

Da il 15 aprile 2009

prev Studio sul suicidio, non si riesce a far rientrare l’allarmeLO STUDIO SULL’AUTODISTRUZIONE Solitudine, primo movente
Ininfluenti le depressioni stagionali
Record in Val di Sole
Suicidi, non si riesce a far rientrare l’allarme
Accertato il «fattore montagna»: oltre la metà dei casi è concentrata in 16 Comuni  TRENTO. Ogni nove minuti, in Europa si commette un suicidio. Il numero supera quello delle vittime di incidenti stradali (56 mila contro 50 mila all’anno).

Sempre in Europa ci sono 9 dei 10 Paesi col maggior tasso di suicidio al mondo, ma anche i Paesi col minor numero di suicidi. Il 90% di essi è dovuto a problemi mentali, di cui la depressione è il più diffuso. Depressione che costa ogni anno 118 miliardi di euro all’economia europea, ovvero 235 euro pro capite: costi generati per il 65% al fuori delle spese mediche e che si traducono in assenza dal lavoro o pensionamenti anticipati. E poi, i giovani: tra il 10 e il 20% degli adolescenti soffre di disturbi psichici e il 50% delle malattie hanno origine in questo periodo delicato di crescita. In Europa. Qui il numero di casi di suicidi varia profondamente da un paese all’altro. I cittadini meno esposti sembrano essere quelli che vivono nei paesi mediterranei. In Grecia, Portogallo e Italia ci sono meno di 10 casi di suicidi di uomini – e meno della metà per le donne – ogni 100.000 persone. Segue la Spagna. L’incidenza dei suicidi è invece particolarmente inquietante nel nord dell’Europa. In Lituania nello stesso periodo 77 uomini e 12 donne su 100.000 persone avevano deciso di togliersi la vita. Altri tassi alti vengono segnalati in Estonia, Lettonia, Ungheria, Slovenia e Finlandia. In Italia. La dicotomia nord-sud si rispecchia anche in Italia. Secondo l’ISTAT sono 2.867 i casi di suicidio e 3.234 i tentativi di suicidio nell’anno 2007, in diminuzione rispetto all’anno precedente (-3,8% e -1,5%, rispettivamente). Si tratta di 4,8 suicidi e 5,4 tentativi di suicidio ogni 100.000 abitanti. I dati forniti si riferiscono ai suicidi e tentativi accertati per il periodo 2005-2007. Sono le regioni del Nord a far registrare i valori più elevati: in particolare al Nord-est sono stati accertati 6,1 suicidi e 7,2 tentativi ogni 100.000 abitanti, mentre nell’Italia Meridionale i due quozienti sono pari, rispettivamente, a 2,9 e 3,4 per 100.000 abitanti. Le malattie sia fisiche che psichiche prevalgono come movente, rappresentando il 50,2% delle cause nei suicidi e il 42,1% nei tentativi. Nord e Sud. Il Trentino-Alto Adige è quarto nella classifica delle regioni italiane dove si registrano i maggiori tassi di suicidio. L’Alto Adige supera il Trentino. In testa troviamo la Valle d’Aosta seguita da Sardegna ed Emilia Romagna. Man mano che si va verso sud i casi di suicidio si dimezzano. Scontato pensare alla mancanza di luce come principale fattore scatenante. Ma in realtà questo è solo uno dei molti elementi che concorrono al suicidio, anzi le cosiddette “depressioni stagionali” si trovano per il Trentino in fondo alla statistica delle condizioni scatenanti. Al primo posto troviamo la solitudine, la mancanza di relazioni umane sia nella qualità che nella quantità. A parlarcene con tanto di tabelle e indicatori sociali è lo psichiatra Angelo Mercurio direttore dei centri di salute mentale di Mezzocorona, Cles e Cavalese e soprattutto responsabile del programma di prevenzione del suicidio: “Invito alla vita” istituito dalla APSS della provincia di Trento dal dicembre del 2008. Mercurio esclude quindi un problema di “latitudine” dell’anima, ma sottolinea la connessione con l’altimetria e la densità abitativa. Oltre il 50% dei suicidi infatti si concentra in soli 16 comuni del Trentino. Il tasso di mortalità per suicidio presenta un trend crescente dal primo al terzo livello altimetrico, passando cioè dai 400 m ai 1000 m e oltre. Più in alto si va meno gente si trova e più una persona che già si trova in uno stato di disagio può precipitare nella disperazione. L’andamento. In Trentino il trend degli eventi suicidari è stabile da 17 anni. La media è di 42 casi l’anno nel periodo che va dal 1990 al 2007, anche se negli ultimi 3 anni si registra una lieve riduzione del fenomeno. L’84% dei casi riguarda gli uomini, solo il 16% le donne, ma di recente l’andamento risulta crescente per queste ultime. La fascia di età più a rischio è quella che va dai 45 ai 54 anni, anche se in quella che va dai 15 ai 24 anni il suicidio risulta essere la seconda causa di mortalità dopo gli incidenti stradali. L’evento suicidario determina in Trentino la perdita di 3395 anni di vita potenzialmente produttiva per una perdita media pro capite di 23 anni. Aumenta il rischio tra i divorziati maschi e tra le vedove. In questi due frangenti si arriva a 2,78 casi su 10.000 residenti. Se si guarda poi il titolo di studio si scopre che la tendenza a uccidersi aumenta in modo inversamente proporzionale al livello di istruzione. Scarsa tra i laureati, alta tra i soggetti con licenza di scuola media inferiore o solo con il diploma delle elementari. 2,44% contro lo 0,4% sempre su 10.000 unità. La disoccupazione o il pensionamento sono altri due elementi che rafforzano il trend suicida. L’essere straniero, per quanto residente, non aumenta di per sé il rischio. La mappa. La distribuzione territoriale dei suicidi riconferma il triste primato della Val di Sole, invariato dagli anni 1990-2002. L’evento è osservato in Val di Sole 4,8 volte di più di quanto si osserva in Primiero. Il dottor Mercurio ci tiene a precisare che anche se la Val di Sole è ancora prima nella classifica dei suicidi, tuttavia negli ultimi 5 anni dopo una campagna di sensibilizzazione il tasso si è ridotto rispetto agli anni precedenti. Nella valle si è preso coscienza del problema con “progetti giovani” attivi, tavoli di lavoro e cooperazione tra scuola, diocesi e sindaci con operatori medici e sociali. La prevenzione. Ma come si può prevenire un gesto tanto folle quanto imprevedibile? La letteratura individua nei disagi psichici la prima causa, seguita dalle condizioni disperate di chi ha una malattia cronica, poi dall’abuso di alcol e droghe in genere fino a chi ha perso un lavoro o uno status sociale. E se chi si sente senza via di uscita è lasciato solo o ignorato è molto probabile giungere ad un’esito infausto.

Trentino (14 aprile 2009)

Prevenzione al suicidio, da oggi attivo il numero 800- 061650

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