“Una scia di luce” in ricordo di Chiara Lubich.

Da il 3 dicembre 2008

chiara “Una scia di luce” in ricordo di Chiara Lubich.Rocca di Papa, dal 4 al 7 dicembre, si commemora Chiara Lubich,  trentina, fondatrice del Movimento dei Focolari.   
L’amministrazione comunale celebra la sua cittadina onoraria con Zingaretti e Marrazzo

“Nel 1943, in una Trento sotto le bombe della guerra, nel buio dei rifugi resta tra le mani un piccolo libro: il Vangelo. Dalle sue pagine emergono le parole di Gesù “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi uno in noi, perché il mondo creda” (Gv 17,21). Parole che risuonano nel cuore di Chiara Lubich e delle sue prime compagne in stridente contrasto con quello che accedeva intorno, ma anche percepite come il loro programma di vita.”

    - L’amministrazione di Rocca di Papa si appresta a celebrare il 65° anniversario della nascita dell’Opera di Maria, universalmente nota come Movimento dei Focolari. Ovviamente la protagonista della commemorazione sarà Chiara Lubich, fondatrice del movimento, che è venuta a mancare lo scorso 14 marzo. La figura della donna ha segnato la vita del novecento e l’inizio del nuovo millennio con il suo pensiero, il suo esempio e le sue intuizioni, patrimonio non solo per chi ha un riferimento religioso, ma per tutti coloro che intendono costruire un mondo, una società a misura d’uomo, con la bussola della fraternità universale.

Le motivazioni più profonde che hanno spinto il Comune ad indire questi eventi che si susseguiranno dal 4 al 7 dicembre, e ai quali prenderanno parte anche Nicola Zingaretti Presidente della Provincia e Piero Marrazzo governatore della Regione, sono legati anche al rapporto che Chiara Lubich ha da sempre instaurato con le amministrazioni e i Sindaci di Rocca di Papa, un amore speciale ed un rapporto semplice e alto, che ha lasciato un segno. Vi è una ricca corrispondenza, ad esempio, per l’accensione della stella cometa, diventato un significativo simbolo della nostra città e visibile da quasi tutta Roma, che proprio per condividere anche la festa della nascita del Suo Movimento, veniva accesa il 7 dicembre, vigilia dell’Immacolata.

La sua opera incessante è stata notata e valorizzata anche da alti riconoscimenti nazionali ed internazionali, quali il premio Templeton per lo sviluppo delle religioni nel 1977 a Londra, il premio dell’Unesco per l’Educazione alla Pace nel 1996 a Parigi, il premio Diritti Umani nel 1998 del Consiglio d’Europa a Strasburgo, e la nomina, da parte di Carlo Azeglio Ciampi, a Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana.

Dal 1990 al 2007 le vengono conferite lauree honoris causa in varie discipline in diverse università in Polonia, Filippine, Taiwan, Stati Uniti, Messico, Brasile e Argentina. Nel maggio del 1997 è all’Onu, dove al Palazzo di Vetro di New York interviene sull’unità dei popoli. Il governo brasiliano le ha assegnato, nel ottobre del 1998, “La croce del Sud”, per la promozione della “Economia di comunione”.

Numerose città in Italia e all’estero, prima fra tutte nel 1995 l’amministrazione di Rocca di Papa, le hanno conferito cittadinanze e riconoscimenti (Palermo, Bologna, Trento, Genova, Milano, Roma, Torino, Belem, Buenos Aires ecc.). Inoltre, vista l’espansione del Movimento in oltre 180 Paesi del Mondo, il nome di Rocca di Papa è conosciuto dalle metropoli americane, alle favelas brasiliane, ai villaggi africani, alle isole del Pacifico.

fondatrice 

La penna non sa quello che dovrà scrivere.
Il pennello non sa quello che dovrà dipingere.
Così, quando Dio prende in mano una creatura
per far sorgere nella Chiesa qualche sua opera,
la persona non sa quello che dovrà fare.
E’ uno strumento.
Gli strumenti di Dio in genere hanno una caratteristica:
la piccolezza, la debolezza…
“perché nessun uomo possa gloriarsi davanti a Dio”.
E mentre lo strumento si muove nelle mani di Dio,
Egli lo forma con mille e mille accorgimenti dolorosi e gioiosi.
Così lo fa sempre più atto al lavoro che deve svolgere.
E può dire con competenza: io sono nulla, Dio è tutto”

Queste righe ben sintetizzano una vita, la vita di Chiara Lubich. E’ questa la premessa che ha fatto più volte, specie prima di comunicare in pubblico la sua testimonianza di vita, il suo ideale di unità e fratellanza universale. Di “abissi oscuri di dolore e di vette luminose di amore”, è stata costellata la sua vita, sino all’ultimo. Per condividere fino in fondo la notte che adombra oggi tanta parte dell’umanità e irradiare la luce “folgorante” di Dio Amore, balenata per il dono di un carisma, sin dagli anni bui del secondo conflitto mondiale.

Di Chiara, nel momento della conclusione del viaggio terreno, il 14 marzo 2008, sono proprio la luce e l’amore senza confini, tra le parole più ricorrenti nella miriade di messaggi giunti da tutto il mondo, da personalità e gente comune delle più diverse culture, età, credo. E nella vasta eco della stampa. La misura d’amore di una vita senza riserve, viene in rilievo, all’ultimo saluto nella Basilica di San Paolo fuori le mura, nel messaggio di Benedetto XVI letto dal cardinale Tarcisio Bertone, che nell’omelia, definisce la sua vita “un canto a Dio Amore”.  

www.focolare.org

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