Valle di Fiemme, a quando la Comunità di Valle?

Da il 19 gennaio 2009

val di fiemme estate Valle di Fiemme, a quando la Comunità di Valle?VALLE DI FIEMME – Nessun dubbio sull’importanza della futura Comunità di valle, ma grosse perplessità sui tempi. Le cose vanno fatte decantare con attenzione e gradualità, evitando scelte che potrebbero rivelarsi quanto meno premature. Così i tre sindaci Silvano Longo di Predazzo, Fabio Vanzetta di Ziano e Luca Braito di Panchià, in una conferenza stampa convocata ieri pomeriggio alle 17 a Predazzo, hanno giustificato il loro dissenso al momento della approvazione (lo scorso 15 dicembre) dello statuto, condiviso solamente da otto sindaci su undici. Il motivo principale della contrarietà ha riguardato la non condivisione di quella parte della normativa di legge che prevede il trasferimento volontario di alcune funzioni specifiche, soprattutto quella che si riferisce alla futura competenza tariffaria relativa alla gestione associata del servizio rifiuti. Di lavoro da affrontare ce n’è già molto, hanno ribadito i tre sindaci, basti pensare a tutte le attività che saranno già obbligatoriamente trasferite dalla Provincia ai Comuni e che vanno dalla gestione del personale all’urbanistica, alla programmazione economica, alle infrastrutture scolastiche, alla gestione delle problematiche ambientali, tanto per ricordarne alcune di rilevanza sostanziale. Ce n’è quindi abbastanza per incominciare a confrontarsi. Sul resto, è stato ribadito, ci sarà il tempo per discutere e fare le scelte più appropriate, «evitando», per dirla con il sindaco Longo, «di trovarsi in un vicolo cieco, facendo evolvere le cose senza pressioni, senza blindare in modo vincolante futuri sviluppi dagli esiti incerti e senza impegnarsi sulla via di un possibile non ritorno». Meglio eventualmente le deleghe piuttosto che una rigida norma statutaria. Pienamente d’accordo i due colleghi. Fabio Vanzetta ha ribadito di «aver lavorato in modo assiduo e lineare», rifiutando il principio che «la Comunità di valle diventi un’occasione per scaricare su di essa, prima ancora della sua nascita, i problemi di paese» e ribadendo come «il principio di sussidiarietà, previsto dalla legge, vada applicato, altrimenti la riforma non decolla». «Si alla Comunità, ma dopo aver chiarito bene le cose» è il pensiero di Luca Braito. «Lavoriamo su quello che è obbligatorio fare. Sul resto, pensiamoci con calma, analizzando una competenza alla volta». Troppa fretta dunque, la contestazione di fondo, con qualche nemmeno poi tanto nascosta mira politica che porterebbe qualcuno a voler accelerare i tempi. Ma se i tre Comuni, nei rispettivi consigli comunali, non ci staranno (come è probabile) bisognerà riprendere a ragionare dal principio. E la strada appare tutta in salita.

MARIO FELICETTI

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