Le Chiese di Predazzo

CHIESA PARROCCHIALE  di PREDAZZO dei Santi Filippo e Giacomo

Già agli inizi dell’Ottocento la vecchia chiesa, oggi compresa nel perimetro del Municipio, era troppo piccola di fronte al forte aumento della popolazione. Fu quindi decisa, vicina ad essa, una nuova costruzione. Il progetto fu affidato all’ing. Michele Mayer che lo studiò in stile neogotico, prevedendo l’utilizzo della pietra locale. Nell’edificazione tra il 1866 e il 1870 di fondamentale importanza risultò il contributo di molti esperti muratori di Predazzo.

L’edifIcio, tra i più riusciti in questo stile di tutta la regione, è lungo 54 m e largo 24;

l’altezza della navata centrale è di 16 metri, il doppio di quelle laterali. Il campanile si slancia con la sua croce oltre i 53 m. Le colonne monolitiche dell’interno furono ricavate da un unico blocco di monzonite, isolato a ovest del paese presso l’Avisio. La pala dell’altare maggiore con Gesù Maestro e i santi Filippo e Giacomo porta la firma “Nobili – Roma -1870”; sono invece di Ugo Guardabassi, anch’egli romano, le pale degli altari della Madonna e di sant’Antonio abate. La decorazione pittorica del presbiterio risale al 1911-12 per mano di Eugenio Cisterna, pure di Roma. Ai lati degli altari minori di sant’Elena e san Giuseppe il pittore predazzano Camillo Bernardi dipinse gli affreschi di quattro santi (1936-37): san Pietro, sant’Antonio da Padova, san Giovanni Bosco e santa Teresa del Bambin Gesù. La Via Crucis è opera di G. B. Chiocchetti di Moena (1873).

I recenti lavori di restauro, con la sostituzione del pavimento (inizialmente in formelle di battuto), la tinteggiatura delle pareti e la pulizia delle decorazioni, nonché il ripristino generale di tutto l’esterno, hanno ridato decoro, luminosità e armonia all’edificio, che si presenta monumentale e accogliente.

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BELLAMONTE

 È la millenaria “monte del fieno degli uomini di Fiemme” che nel rado bosco di larici e cembri aprirono e dissodarono splendide praterie alpine su comodi ripiani e conche, dolci tavolati inclinati e anche ripidi fianchi calcarei. La contornano a sud l’aspra e affilata Catena di Lagorai in cui si incastonano numerosi laghetti glaciali, le dolomitiche Pale di San Martino a oriente e i monti gibbosi della Viézzena e Mulat. Nascosto sotto il pianoro di Bellamonte scorre in un’orrida forra il torrente Travignolo. Situata a 1400 m circa, è stazione turistica estiva e invernale di grande fascino, dovuto specialmente ad un ambiente quasi incontaminato.

PANEVEGGIO

Sede del Parco naturale di Paneveggio, nacque nel Medioevo come solitario ospizio per i viandanti tra il Primiero e la Val di Fiemme. Le imponenti foreste demaniali che la circondano sono formate principalmente da abete rosso e forniscono i rari legni di risonanza ricercati per la costruzione di casse armoniche, in particolare di violini. Sotto il governo austriaco qui prese avvio un ambizioso progetto di valorizzazione turistica con case forestali e alberghi, ma allo scoppio della Grande Guerra nel 1915 ogni struttura fu data alle fiamme, compresa la chiesetta, e la ricostruzione dovette attendere oltre dieci anni con nuove casette per gli uffici della gestione forestale, oggi di proprietà della Provincia autonoma di Trento.

 LA CHIESA DI SAN NICOLÒ (Cimitero)

 Al centro del cimitero di Predazzo sorge la chiesetta di san Nicolò la cui parte più antica risale a prima del 1500. Fu oggetto successivamente di alcuni ampliamenti, l’ultimo dei quali porta la data del 1795. Esternamente conserva ancora il primitivo stile romanico- gotico. È chiesa del cimitero da meno di duecento anni. Il portale d’ingresso reca inciso l’anno 1601 e fu portato avanti sull’attuale facciata dopo la definitiva ristrutturazione. L’interno risulta diviso nettamente in due parti; la navata bianca e l’abside policroma.

L’arco trionfale è affrescato con un’Annunciazione settecentesca e due sante; santa Lucia e santa Caterina. All’interno dell’arco sono raffigurati i dodici profeti che hanno annunciato la venuta di Cristo (pittore d’area tedesca, attivo tra il Quattrocento e il Cinquecento). Nella volta compaiono i simboli degli Evangelisti e il sudario con il volto di Cristo. Sulle pareti dell’abside è illustrata la Passione in otto scene, una delle quali è scomparsa, probabilmente quella dell’ultima Cena. La superiore raffigurante Gesù nell’orto degli ulivi, fu rifatta, forse nell’Ottocento. Le altre scene risalgono al Cinquecento. Complessivamente gli affreschi appaiono di notevole valore storico e artistico; le figure rivelano semplicità del racconto, colori vivaci ed espressioni intense. Importanti sono gli altari lignei con intarsi e statue di buona fattura. L’altare maggiore ha una bellissima pala di scuola fiemmese con la Madonna, il Bambino, san Nicolò e santa Barbara. I due altari laterali di sant’Antonio e della Madonna del Rosario provengono probabilmente dall’antica chiesa curaziale, abbattuta nel 1876. All’esterno verso sud fu edificato nel 1752, a ridosso della chiesa, un tabernacolo dedicato a san Giovanni Nepomuceno, invocato contro le alluvioni.

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