La “rotta balcanica” ha chiuso ai profughi

Da il 10 marzo 2016
rotta dei migranti

La “rotta balcanica” dell’immigrazione in Europa è chiusa, definitivamente chiusa. Dopo l’Austria anche la Serbia, la Macedonia, la Croazia, la Slovenia e l’Ungheria hanno ermeticamente sigillato le loro frontiere meridionali per impedire il flusso di profughi immigrati o rifugiati, non fa differenza.

Anche la Germania, la Germania della “donna dell’Anno” Fraü Merkel, la Cancelliera che aveva orgogliosamente dichiarato:”in Germania accoglieremo tutti” ha chiuso le porte a chiunque arrivi dall’estero in cerca di protezione, ossessionata dal calo di consenso nei sondaggi elettorali.

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Ora che la rotta balcanica è chiusa,  la questione immigrazione non è affatto risolta.
La questione immigrazione non si risolve finchè ci sarà la Guerra in Siria e fino a quando la massa umana presente in Africa e in Asia non avrà sufficienti mezzi per svilupparsi e allo stesso tempo vedrà l’Europa come a una terra dove poter approdare.

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Ammettiamo anche che la guerra in Siria possa essere risolta in breve tempo (fatto non certo probabile) e che la Libia venga stabilizzata, ma Africa e Asia manterranno sull’Europa la medesima pressione migratoria alla quale assistiamo oggi. L’Italia sarà la via di sfogo di questa pressione attraverso la storica rotta libica e potremmo diventarlo presto attraverso una vecchia rotta che parte dall’Albania e che termina in Puglia, una rotta usata da decine di migliaia di Albanesi negli anni 90 e che potrebbe essere usata da centinaia di migliaia di uomini e donne mediorientali nei prossimi mesi estivi.
Uomini e donne che rischieranno un’altra volta la vita in mare, invece di essere selezionati direttamente in Libano e in Turchia per essere trasportai in maniera sicura in Europa impedendo così ad irregolari, migranti economici, clandestini e terroristi, di farsi scuso delle povere famiglie siriane che fuggono dalla guerra per proteggere i loro figli.

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Se per i Balcani non si passa, quale altra rotta seguiranno i profughi?

11.04.20 Sebastian Kurz Vienna 300x193 La “rotta balcanica” ha chiuso ai profughi Ora è chiaro a tutti che le scelte politiche in materia di immigrazione in Austria non le fanno il cancelliere o il vicecancelliere, ma Sebastian Kurz, il più giovane ministro degli esteri della storia austriaca. I giornali hanno smesso di sottolinearne l’età (è al governo da quando aveva 27 anni e ora sta per  compierne 30) e a prenderlo maledettamente sul serio. È lui che detta l’agenda del governo.

Da mesi Kurz era l’unico a sostenere la necessità di porre un freno all’ondata dei profughi, anche quando il cancelliere Werner Faymann si era allineato alla “Wilkommenkultur” di Angela Merkel e i viennesi si prodigavano nella Westbahnhof per portare aiuto ai migranti in transito. Da allora sono passati soltanto pochi mesi e ora tutti si sono rischierati sulle posizioni del giovane ministro. Che non ha partecipato al vertice di lunedì a Bruxelles, riservato ai capi di Stato e di governo, ma che è come se ci fosse stato, perché il cancelliere Faymann in quella sede ha usato le sue stesse parole, per sostenere la necessità di porre fine al flusso di stranieri lungo la rotta dei Balcani

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Ospite martedì sera del telegiornale delle 22, sul canale pubblico dell’Orf, Sebastian Kurz non ha nascosto la sua soddisfazione per il risultato raggiunto nel vertice europeo, che nei fatti chiude la rotta balcanica. Intervistato dal conduttore Armin Wolf, il ministro ha esposto la sua tesi: i profughi arrivano  in Austria e in Germania, perché sanno che qui saranno bene accolti; se noi li respingiamo e se anche gli altri Paesi della rotta balcanica faranno lo stesso, rinunceranno al viaggio.

All’osservazione del giornalista che i profughi potrebbero intraprendere altre strade, per esempio ritornando verso l’Italia, e che questo rimetterebbe in moto il traffico dei passeur, Kurz ha ammesso che ciò potrebbe effettivamente accadere, ma che non è una buona ragione per continuare ad accogliere profughi in Austria. La soluzione, a suo avviso, sarebbe quella di combattere il traffico clandestino dei migranti.

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Dopo vertici internazionali come quello di lunedì a Bruxelles, i giornali dei vari Paesi riferiscono di solito ciò che hanno detto o fatto i loro rappresentanti. Così in Italia, per esempio, abbiamo letto le dichiarazioni di Renzi sulla tutela della libertà di stampa in Turchia, di cui nessun giornale austriaco ha fatto menzione. Qualche volta invece conviene andare a leggere anche ciò che si scrive all’estero, per riuscire a prevedere ciò che accadrà in casa propria.

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L’intervista di Sebastian Kurz, per esempio, è illuminante per sapere dove andranno a parare le migliaia di migranti che ora si trovano in Grecia e in Turchia, in attesa di entrare in Europa. Dato per scontato che nessuno di essi tornerà indietro, è facile prevedere che alcuni tenteranno comunque di risalire i Balcani, aggirando gli ostacoli che le varie polizie pareranno loro davanti, ma altri, forse la maggior parte, punteranno verso l’Italia, affrontando perigliose traversate mediterranee su carrette del mare, per approdare alle sponde del nostro Meridione.

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Si ripeteranno scene già viste: soccorsi in mare, annegamenti, sbarchi. Quelli che riusciranno a mettere piede sul suolo italiano quasi subito si volatizzeranno, per tentare di risalire clandestinamente la penisola e di attraversare in un modo o nell’altro il confine austriaco.

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Qualcuno ieri osservava che il Friuli Venezia Giulia sarà risparmiato da questo transito, perché la via più diretta verso l’Austria e poi la Germania è quella del Brennero. Forse sì, forse no. Noi propendiamo per il no. Perché quando la rotta dei Balcani si sarà prosciugata e al valico tra Slovenia e Stiria non arriverà più nessuno (già oggi gli ingressi sono modestissimi), la “fortezza Bastiani” che la ministra degli Interni, Johanna Mikl-Leitner, ha fatto costruire a Spielfeld si rivelerà del tutto inutile e le forze di polizia là dislocate in sovrannumero saranno trasferite di corsa al Brennero, che diventerà allora sì inespugnabile.

E se al Brennero non si passa, quale altra strada sceglieranno i migranti?

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Sono numerose le iniziative in favore dei cristiani in Siria costretti, dall’avanzata del Daesh, a lasciare i luoghi dove hanno vissuto per generazioni.

Caritas sostiene diversi progetti di assistenza. Le offerte possono essere inoltrate alla Caritas Italiana indicando nella causale “Siria”. Versamenti su c/c postale numero 347013 intestato a: Caritas Italiana, Via Aurelia 796. È possibile anche fare un’offerta con carta di credito chiamando lo 06.661.771. VAI AL SITO

Per sostenere le iniziative del vescovo Georges Abou Khazen nelle opere del Vicariato Apostolico di Aleppo si può invece inviare un’offerta alla Delegazione di Terra Santa indicando nella causale: “Vicariato Apostolico di Aleppo” presso Banca Carige Agenzia 11 – Roma. Iban: IT48A 03431 05018 000000 155180.

Anche “Aiuto alla Chiesa che Soffre” ha sviluppato diversi programmi. Via internet è possibile donare seguendo le istruzioni all’indirizzohttp://acsitalia.org/dona-ora/

Associazione di Terra Santa, Banca Popolare Etica – Iban: IT67W0501812101000000122691, conto corrente postale 1012244214; oppure donando online sul sito: www.proterrasancta.org

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