Predazzo, “Casa vacanze Craffonara”: la giunta precisa.

Da il 4 febbraio 2011

%name Predazzo, Casa vacanze Craffonara: la giunta precisa.MARIO FELICETTI PREDAZZO – «La giunta comunale in carica ha solamente autorizzato, con la precisa garanzia di una eventuale, reciproca concessione futura, in caso di pari esigenze, un ulteriore avvicinamento al confine comunale, con costruzioni interrate, per consentire il modesto ampliamento di circa un metro dell’intercapedine, portandola all’altezza degli altri vani a piano interrato già autorizzati dalla precedente amministrazione, oltre a consentire la modifica dell’inclinazione del terrapieno esterno. Se, da questo punto di vista, sono state fatte delle opere difformi da quanto autorizzato, ci sarà la puntuale rimessa in pristino. La pratica è aperta. Per altro, sparare a caso per presunti errori dell’amministrazione in carica, dimenticando le decisioni prese da chi era in Comune prima di noi, mi sembra davvero troppo facile». Chiara Bosin , assessore comunale all’urbanistica, prende posizione netta di fronte all’interrogazione presentata qualche settimana fa (l’Adige del 22 gennaio) da cinque consiglieri di minoranza (primo firmatario l’ex assessore Costantino Di Cocco ) e riguardante la nuova costruzione (una casa vacanze con vincolo decennale di destinazione alberghiera) realizzata dalla società Craffonara Snc nei pressi della piscina, proprio di fronte al Parco Minigolf, all’uscita del paese in direzione di Bellamonte. «Non è accettabile – dice l’assessore – che si attribuisca a noi la responsabilità di scelte fatte dalla giunta che ci ha preceduto e che abbiamo puntualmente ricostruito spulciando tutta la documentazione. La società Craffonara ha chiesto, ancora due anni fa, l’avvicinamento al confine della proprietà comunale. La domanda porta la data del 23 dicembre 2009. La delibera della giunta è del 29 dicembre, sei giorni dopo, riferita alla sola planimetria generale, senza sezioni e senza misure. Il 6 agosto 2010, è stata presentata in Comune una seconda domanda appunto per l’ampliamento dell’intercapedine (96 centimetri per 94) e per modificare l’inclinazione del terrapieno. Stiamo controllando se tutto è stato fatto in maniera corretta. Resta il fatto che il muro seminterrato, in totale 2 metri e 50, dei quali un metro e 60 centimetri fuori terra, ha ottenuto il parere favorevole della giunta nel 2009. E allora non eravamo noi a guidare il Comune. C’è anche un altro aspetto da sottolineare. La concessione edilizia per la demolizione dell’edificio preesistente e la sua ricostruzione fa riferimento alle norme di attuazione del Prg, introdotte dalla precedente amministrazione e che hanno portato a delle vere e proprie esplosioni volumetriche, a causa della trasformazione dei volumi in Sur (superficie utile residenziale). Basti pensare che, nel caso specifico della Craffonara srl, si è passati da 6,40 a 12,04 metri di altezza e da 728 a 2.471 metri cubi di volume. Senza dimenticare che anche le verande non sono, come si interpreta nella accezione comune del termine, dei poggioli chiusi, ma dei veri e propri vani abitativi. Un ulteriore regalo volumetrico». «Sono troppe e ben visibili – dice ancora Chiara Bosin – le situazioni che sono il frutto della “norma Di Cocco”, la quale in troppi casi ha favorito enormi ampliamenti volumetrici senza nemmeno il vincolo di prima casa. Sarà cura di questa amministrazione cercare di porvi rimedio, mediante l’adozione di un’apposita variante, che eviti di snaturare per sempre l’aspetto urbanistico del nostro paese. Di devastante, per richiamare un aggettivo dell’interrogazione, alla quale risponderò in consiglio comunale, c’è solamente questo, non un modesto ampliamento dell’interrato della casa vacanze autorizzato da noi. Abbiamo sempre cercato di evitare polemiche e accuse nei confronti di chi ci ha preceduto, ma non possiamo stare zitti di fronte ad insinuazioni strumentali e diffamatorie come quelle contenute nell’interrogazione di Di Cocco. Ovviamente anche noi forniremo tutte le necessarie informazioni alla Corte dei Conti, della quale non temiamo certo l’intervento».

MARIO FELICETTI  L’Adige

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