Dighe, piste e trekking. E l’aquila va in difficoltà

Da il 19 aprile 2010

%name Dighe, piste e trekking. E l’aquila va in difficoltà Lo studio LIPU Norda ha censito nella catena del Lagorai due nuove coppie inedite di aquila reale, che porta a 10 il totale presente in quest’area. Parlando dell’Italia abbiamo ancora oltre 560 coppie, di cui 400 circa nel solo arco alpino, una sessantina tra Sicilia e Sardegna e il resto lungo la catena appenninica. Un buon numero, ma l’Italia è chiamata a una grande responsabilità, perché queste coppie rappresentano oltre il 10 per cento dell’intera popolazione europea. Senz’altro un motivo in più per porre un freno allo sviluppo turistico devastante, all’abbandono della pastorizia. Servirebbe, secondo lo studio LIPU Norda, un sostegno agli allevamenti estensivi, magari con l’aiuto dei piani di sviluppo rurale. Perché la convivenza, pacifica e utile reciprocamente, tra l’uomo e l’aquila è più che auspicabile: è indispensabile.  Uno studio dell’associazione Lipu-BirdLife Italia ha preso in esame lo stato di salute dell’habitat dove si riproducono i grandi rapaci, messi in pericolo dalle continue trasformazioni subite dal territorio.Gli imponenti ambienti montani dove vive l’Aquila reale sono di una straordinaria bellezza. Eppure basta una strada, un impianto da sci, una linea elettrica per mettere in difficoltà il grande rapace. Che soffre anche l’abbandono da parte della gente di montagna dei prati e dei pascoli, che soccombono al bosco chiudendo gli spazi vitali dove l’aquila, indiscusso dominatore dell’ambiente montano, trova le prede di cui nutrirsi. Negli ultimi 30 anni questi ambienti si sono quasi dimezzati. Un campanello d’allarme che deve far riflettere.Un approfondito esame di tutto ciò, di quale sia lo stato di salute dell’habitat dove si riproduce la specie avifaunistica più importante dell’ecosistema è offerta dai risultati di uno studio pilota che l’associazione LIPU-BirdLife Italia ha appena effettuato con la Norda, l’azienda che imbottiglia acqua che proviene proprio da questi ambienti, dall’alta montagna.

  • Cinque le aree scelte per lo studio: si tratta di aree cosiddette “IBA”, ossia dall’acronimo inglese Important Bird Areas, le Aree importanti per gli uccelli. Esse sono il Gran Paradiso, la catena del Lagorai, il Parco Nazionale dello Stelvio, le Dolomiti bellunesi e i Monti Sibillini. Aree dove vivono ben 75 coppie di aquila reale e che si sovrappongono in parte con le aree protette che portano lo stesso nome. La presenza dei parchi sono una garanzia di tutela del territorio, ma le aquile non conoscono i confini e così rischiano molto, espandendosi in territori che ancora necessitano di protezione, a causa della presenza di dighe, impianti da sci, linee elettriche, bracconaggio (ancora purtroppo diffuso), fattori che causano una trasformazione irreversibile del territorio. Cui si aggiungono gli arrampicatori sportivi, che spesso, nelle loro imprese, sfiorano i nidi dell’aquila reale ma anche di altre specie di straordinaria importanza come il gipeto, il grifone, il falco pellegrino, il corvo imperiale e i gracchi.
  • terranews.it

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