Obama finanzia l’aborto. Lettera dei vescovi USA ad Obama sul tema della vita

Da il 22 gennaio 2009

obama.champion Obama finanzia l’aborto. Lettera dei vescovi USA ad Obama sul tema della vitaIl neo-presidente si oppone alla “Mexico City policy” di Reagan, che proibisce agli Usa di finanziare i progetti di pianificazione familiare che promuovono l’interruzione di gravidanza 
 
 
 Nel primo giorno di lavoro alla Casa Bianca, Barack Obama si prepara ancora una volta a rompere col passato e a farlo su un tema “caldo”: l’aborto.

Dopo aver preso le distanze dall’amministrazione Bush su questioni delicate come la prigione di Guantanamo, l’Iraq e l’economia, il neo-presidente si preparerebbe a mettere da parte gli anni delle politiche pro-vita, a partire dalla “Mexico City policy”: Obama potrebbe cancellare già domani il provvedimento che impedisce all’Agenzia americana per lo sviluppo internazionale di finanziare, a livello mondiale, i gruppi che comprendono l’aborto fra i sistemi di pianificazione familiare e forniscono informazioni sulla pratica.

Varata nel 1984 da Ronald Reagan, che ne parlò la prima volta nella capitale messicana, durante un discorso sul sovappopolamento, la norma era già stata abolita da Clinton all’inizio del suo primo mandato, nel gennaio 1993, e poi resuscitata da Bush come suo primo atto esecutivo, nel 2001. Le fonti anonime della Casa Bianca non possono ancora dare per certi i provvedimenti che il presidente prenderà nei prossimi giorni, ma è quasi certo che la “Mexico City policy” – a lungo soprannominata dai suoi critici “la regola del bavaglio mondiale”, perchè impediva di discutere di aborto – si avvierà nuovamente sul viale del tramonto in una data carica di significato: il secondo giorno di Obama a Washington coincide infatti con l’anniversario di una storica sentenza della Corte Suprema, che nel 1973 concluse il caso “Roe contro Wade” definendo legale la pratica dell’aborto.

Nel momento della sua reintroduzione, Bush aveva difeso la decisione di applicare nuovamente la norma affermando che “il denaro dei contrbuenti non dovrebbe essere usato per finanziare l’aborto o  promuoverlo attivamente”: l’ex presidente ha poi applicato severe restrizioni anche alla concessione di fondi federali alle attività di ricerca sulle cellule staminali. Un altro tema, questo, su  cui Barack Obama potrebbe prendere una direzione completamente opposta a quella del suo predecessore, eliminando le restrizioni dalle leggi vigenti, ma alla vigilia dell’insediamento il nuovo presidente si è detto ancora incerto sul da farsi: “Stiamo ancora cercando di capire cosa gestire attraverso ordini esecutivi”, ha dichiarato Obama durante una recente intervista per Cnn, “Ma mi piace l’idea che i rappresentanti eletti dal popolo americano possano prima esprimere la propria opinione su una questione così delicata”.

Le reazioni agli annunciati provvedimenti pro-aborto di Obama hanno sollevato, come prevedibile, reazioni contrastanti. Entusiasti i rappresentanti delle associazioni che si occupano di pianificazione familiare,come Population Action International: “Questa è una grande vittoria per le donne di tutto il mondo”, si rallegra Tod Preston, vicepresidente dell’organizzazione, “La loro salute è stata colpita in modo grave dai tagli ai fondi. Per ridurre gravidanze indesiderate, aborti e morti per parto, non si deve certo agire tagliando l’assistenza garantita dagli Stati Uniti”.
Il presidente della Conferenza dei vescovi cattolici d’America, cardinale Francis George, ha invece già indirizzato una lettera al neo-presidente, per chiedere che le politiche “pro-life” di Bush non vengano cancellate, mentre molti gruppi pro-vita hanno già cominciato a chiamare Obama “il presidente dell’aborto” e voci di critica si sono levate anche dai repubblicani: “Possiamo sperare e pregare perchè cambi o mitighi almeno in parte le sue posizioni, ma non è un cambiamento in cui crediamo davvero”, lamenta Chris Smith, deputato del New Jersey alla Camera dei rapresentanti, “Penso che molti americani rimarranno scioccati quando questa presidenza rivelerà davvero quanto siano estreme le sue posizioni su questi temi”.
 

 Lettera dei vescovi USA ad Obama:

Aborto, cellule staminali, reale difesa della famiglia: questi i temi sui quali i vescovi chiamano a riflettere il nuovo presidente, ricordando che “sfide serie”, che richiedono unità, si presentano di fronte al popolo statunitense. Qualcuno si aspetta dal nuovo presidente Obama che faccia marcia indietro su politiche attualmente in vigore in grado di contrastare azioni di distruzione della vita umana. “Sarebbe un grave errore”, scrivono i vescovi. Durante la campagna elettorale, Barack Obama ha ammesso di non avere una risposta definitiva sul momento dal quale un essere umano acquisisce i diritti di ogni persona, ma ha anche spesso ribadito il bisogno di ridurre il numero di aborti. La Chiesa cattolica insegna che ogni essere umano ha diritto alla vita dal concepimento fino alla morte naturale. Non solo, dunque, ridurre gli aborti ma rendere impensabile l’aborto come risposta ad una gravidanza indesiderata. In ogni caso – sottolinea il porporato – se l’obiettivo è ridurre il numero delle interruzioni di gravidanza, non può essere raggiunto coinvolgendo il governo in azioni di promozione dell’aborto. Si parla, poi, della normativa emessa il mese scorso dall’amministrazione Bush che protegge il diritto a comportamenti secondo coscienza in ambito sanitario. Non è vero che aumenta il margine di azione di professionisti che siano pro vita ma rende applicabili tre statuti votati dal Congresso Usa negli ultimi 35 anni. Altra norma erroneamente commentata è quella che passa con il nome di Mexico City Policy, introdotta la prima volta nel 1984: non è una restrizione agli aiuti alle famiglie ma evita che fondi stanziati per le famiglie vadano ad organizzazioni che promuovono l’aborto. E’ fondamentale la distinzione tra pianificazione familiare e aborto, se cade tale distinzione passa l’idea che l’aborto possa essere considerato uno dei metodi di controllo delle nascite. Promuovere questo nelle nazioni in via di sviluppo non solo è moralmente sbagliato – si sottolinea – ma aumenterebbe la sfiducia nei confronti degli Stati Uniti da parte di queste nazioni la cui cultura spesso rifiuta l’aborto. Accadrebbe – si legge nella lettera – in una fase storica in cui gli Stati Uniti “hanno bisogno di fiducia e rispetto”. C’è un altro punto importante: l’uso delle cellule staminali. La politica avviata dall’amministrazione Bush – ricorda il cardinale George – non mette al bando la ricerca in proposito ma cerca di evitare che gli americani siano obbligati a vedere usate le loro tasse per incoraggiare la distruzione di embrioni umani. La stessa scienza tra l’altro dimostra che tali scelte non sono rilevanti per lo sviluppo della medicina e che un grande contributo può venire invece dalle cellule adulte e da quelle del cordone ombelicale.

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