Montagne – Uomini – Storie, le Dolomiti Unesco in 6 puntate

Da il 3 febbraio 2015
enrosadira dolomiti rolle
Nel 2013 la Fondazione Dolomiti UNESCO ha commissionato al giornalista Piero Badaloni
un reportage per raccontare il territorio dolomitico così come l’UNESCO lo ha riconosciuto,
vale a dire nella sua unità, evitando le divisioni territoriali cui si faceva riferimento prima
del 26 giugno 2009.
“Dolomiti. Montagne – Uomini – Storie” è un “viaggio” in sei puntate, per conoscere la straordinarietà paesaggistica dei “Monti Pallidi”, la loro eccezionale importanza per la storia della Terra, le storie di donne e uomini che, vivendoci da secoli, ne hanno connotato il paesaggio, l’economia e la cultura. Piero Badaloni lo ha realizzato con la collaborazione di Fausta Slanzi e la fotografia e il montaggio di Nicola Berti.Non si può che partire dall’inizio, dalla lunghissima gestazione dei “Monti Pallidi”: 280 milioni di anni di sconvolgimenti vulcanici, estinzioni di massa, mari atolli e foreste pluviali, lunghe glaciazioni. “La nascita dell’arcipelago”, prima puntata del reportage di Badaloni, racconta di appassionati cercatori di minerali, omicidi irrisolti da millenni, resti di uomini antichi, rettili ormai scomparsi. Quella delle Dolomiti è una storia piena di contrasti tuttora visibili nel paesaggio di crode pallide e distese boscose, unico al mondo. La storia di queste straordinarie montagne continua tuttora: i profili si trasformano (per le frane, l’erosione degli agenti atmosferici…), i ghiacciai si riducono, le acque continuano a scavare labirinti di gallerie sotterranee nella pancia delle montagne.

I primi scopritori delle Dolomiti sono geologi e biologi, che nella prima metà dell’Ottocento rimangono abbacinati dall’enorme ricchezza di questo territorio oggi riconosciuto Patrimonio dell’Umanità. Dopo gli scienziati, guidati dai racconti di viaggio degli inglesi, arrivano gli alpinisti. “Dalla scoperta alla conquista” racconta di quella speciale bramosia per salire in vetta alle cime dolomiti: inglesi, tedeschi, austriaci, italiani si sfidano in quota – mentre gli abitanti delle valli conducono una vita faticosa e si ingegnano per strappare di che sopravvivere alla montagna. Salire alla vetta è un fatto moderno: in passato la fascia alta delle montagne era ignorata dai locali, che ci capitavano inseguendo i camosci ma non tenevano certo traccia di queste conquiste. La loro conoscenza del territorio però diventa presto un’occasione per affrancarsi dalla miseria: si formano le prime guide alpine, e con il passare dei decenni l’alpinismo diventa una passione trasversale.

Non è un caso che le Dolomiti siano state scoperte proprio nell’Ottocento: i “Monti Pallidi” sembrarono a tedeschi e inglesi la realizzazione concreta degli ideali romantici che attraversavano quel tempo. La loro è una bellezza inquietante, non rassicurante: “Il fascino del sublime” è un excursus tra le arti che, dalle Dolomiti, hanno tratto ispirazione. Le Marmarole (forse) della “Presentazione di Maria al tempio” (di Tiziano), il Michelangelo del legno, i giocattoli della Val Gardena, San Michele in California, la casetta nel bosco dove Mahler componeva la sua musica, la Cortina degli intellettuali, il cinema, la fotografia…

Le Dolomiti sono tuttora un paradiso di flora (2400 sono le specie che costituiscono questo ecosistema) e fauna. Dall’orso alle stelle alpine, la ricchezza naturale dell’area dolomitica è tutelata da 9 Parchi e dall’istituzione delle Regole. Le Regole sono un’antichissima forma di gestione collettiva delle risorse naturali – in montagna più che altrove limitate – che si è conservata fino ai giorni nostri. I boschi, i prati, le bestie, l’acqua sono ricchezze che i popoli dolomitici hanno sempre saputo di dover amministrare con parsimonia e attenzione: la tragedia del Vajont è un esempio di cosa può succedere quando l’uomo non ascolta la montagna. “L’ambiente naturale e la sua tutela” racconta di tutto questo e altro ancora, del ritorno dei giovani all’agricoltura in quota, dei violini di Stradivari, dei laghetti alpini e del gallo cedrone, dell’impegno della Fondazione Dolomiti UNESCO per la difesa di un Patrimonio che appartiene a tutta l’umanità.

Gli abitanti dell’arcipelago” è la puntata dedicata a chi sulle Dolomiti ci vive, anche con difficoltà. Racconta della “Ladinia” che non esiste sulla carta, ma che contraddistingue, da secoli, una buona parte di coloro che sui “Monti Pallidi” abitano, si sposano, fanno figli, lavorano e festeggiano. Vita in pendio raccontata anche attraverso Carnevali e maschere di legno, lingua e cultura tenace che il passare del tempo riesce solo a rafforzare, modalità e strutture abitative a prova di freddo e solitudine, convinta religiosità e terribili cacce alle streghe. Il paesaggio delle Dolomiti è l’interazione dell’uomo con la Natura nel corso di secoli di sopravvivenza in quota. Leggende e superstizioni, emigrazione e artigianato: la storia dei “Monti Pallidi” è fatta prima di tutto di persone.

Come si è trasformato nel tempo il rapporto tra le montagne e chi le abita è il tema affrontato dall’ultima puntata del reportage, “Dal passato al futuro”. Il Novecento è stato per il territorio dolomitico un secolo molto intenso: dallo strazio della Prima Guerra Mondiale alla nascita del turismo di massa, con l’avvento delle automobili, le Olimpiadi del 1956 e la moda dello sci, il ciclismo del Giro d’Italia e quello dei cicloamatori, la diffusione dei rifugi, i problemi causati dal traffico… Nonostante tutte le trasformazioni, i popoli delle Dolomiti sembrano mantenere la propria identità e il profondo legame con la loro terra: per chi ci vive, le Dolomiti continuano a essere un paesaggio dell’anima.

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